‘AI At Work’: Italia, Francia e Usa sotto la media. Più tempo e ‘joy’

La nuova edizione globale di ‘AI At Work’ di Boston Consulting Group racconta una fase molto diversa da quella dei primi esperimenti con l’intelligenza artificiale generativa. L’AI non è più soltanto uno strumento in più per scrivere meglio, riassumere testi o velocizzare qualche attività. Sta entrando nel cuore dei ruoli, cambia le competenze richieste, modifica il modo in cui le persone lavorano e, soprattutto, mostra un divario crescente tra chi si limita a distribuire strumenti e chi ripensa davvero processi, responsabilità e organizzazione.

Key markets

Nel report di BCG i key markets analizzati sonostati Australia, UK, USA, Spagna, India, Giappone, Brasile, Germania, Francia, Italia, Nordics, Sudafrica, Medio Oriente e Benelux. Il Medio Oriente è un aggregato che include UAE, Arabia Saudita, Kuwait e Qatar. Il Nordics include Svezia, Danimarca, Norvegia e Finlandia, mentre il Benelux consiste in Belgio e Paesi Bassi.

Per l’Africa, nella classifica c’è solo il Sudafrica. Il Kenya, quindi, non entra nel campione BCG, ma il dato africano del Sudafrica al 79% di utilizzo regolare dell’AI tra i lavoratori white-collar senza ruoli manageriali, risulta sopra la media globale. In linea con una indicazione generale: in alcuni mercati emergenti l’AI viene adottata più rapidamente che in Europa e negli Stati Uniti, non solo come tecnologia, ma come possibile acceleratore di produttività e accesso alle competenze.

Venti punti in più

Ma il dato più evidente è che l’adozione è ormai molto ampia. Tra i lavoratori white-collar senza responsabilità manageriali, i cosiddetti frontline employees, il 74% dichiara di usare l’AI ogni giorno o più volte alla settimana. È un salto notevole rispetto al 2025, quando la quota era al 51%. Questo significa che il precedente ‘silicon ceiling’, cioè il limite che teneva l’AI confinata soprattutto tra manager e leader, si sta rompendo.

L’intelligenza artificiale è arrivata anche nelle attività quotidiane di chi esegue, coordina, produce contenuti, analizza dati, gestisce processi.

Italia indietro ma…

Il confronto tra Paesi mostra un’Italia ancora indietro, ma fino ad un certo punto. Nel campione BCG, l’Italia è al 62% di utilizzo regolare tra i frontline employees, sotto la media globale del 74% e all’ultimo posto insieme a Francia e Stati Uniti.

Molto più avanti ci sono India, Medio Oriente, Australia, Brasile e Sudafrica. È un dato interessante perché conferma la tendenza già citata e emersa in altre ricerche: alcuni mercati del cosiddetto Global South adottano l’AI con maggiore rapidità, forse perché la percepiscono meno come una minaccia e più come un acceleratore di produttività, accesso e competitività.

Il punto, però, non è solo usare l’AI. BCG insiste su un passaggio decisivo: il tempo risparmiato non diventa automaticamente valore.

Creare valore

Il 42% dei frontline employees che usano regolarmente l’AI dichiara di risparmiare almeno una giornata di lavoro alla settimana. Tuttavia, il 66% riceve poche o nessuna indicazione su come reinvestire quel tempo. Qui nasce il problema manageriale: se l’organizzazione non chiarisce obiettivi, priorità e nuovi flussi di lavoro, il guadagno di efficienza rischia di disperdersi.

La survey introduce anche un paradosso interessante, quello della ‘joy’. Il 67% degli utenti regolari dice che l’AI aumenta la soddisfazione sul lavoro, perché semplifica attività ripetitive e permette di concentrarsi su compiti più interessanti. Allo stesso tempo, il 41% segnala un aumento del carico cognitivo: usare l’AI richiede controllo, revisione, decisione, responsabilità.

La conclusione è netta: la differenza non la fanno solo gli strumenti. La fanno la strategia, la formazione, la chiarezza del management e la capacità di ridisegnare il lavoro. Per l’Italia, il messaggio è doppio: recuperare terreno nell’adozione, ma soprattutto evitare che l’AI resti un uso individuale e disordinato. La vera sfida non è avere più tool. È capire che cosa cambia nel lavoro, nelle competenze e nel valore che le persone possono creare.

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