Il Rapporto Annuale UNICEF 2025 evidenzia come il 2025 sia stato segnato da crisi globali sovrapposte: tagli drastici ai finanziamenti, conflitti, crisi climatica e rapidi cambiamenti tecnologici hanno aggravato la vulnerabilità dei bambini in tutto il mondo. I dati più rilevanti mostrano che, nonostante una riduzione della mortalità infantile e progressi in nutrizione, istruzione e accesso all’acqua negli ultimi decenni, questi risultati sono ora a rischio. I tagli all’Aiuto Pubblico allo Sviluppo (ODA) hanno raggiunto il 9–18% nel 2025, con il rischio di 5,4 milioni di morti infantili prevenibili entro il 2030 e 6 milioni di bambini in più fuori dalla scuola entro il 2026.

Fenomeni emergenti includono l’aumento della povertà infantile (412 milioni di bambini vivono con meno di 3 dollari al giorno), la crescita delle disuguaglianze per gruppi marginalizzati (disabili, rifugiati, indigeni), e la minaccia di inversione dei progressi in salute, istruzione e protezione. L’innovazione digitale, la resilienza climatica e la protezione contro la violenza sono diventate priorità strategiche. UNICEF ha risposto a 414 emergenze umanitarie in 101 paesi, raggiungendo milioni di bambini con vaccini, nutrizione, istruzione e protezione. Tuttavia, la crisi di finanziamento ha imposto scelte dolorose su quali servizi mantenere.
L’investimento nei bambini è presentato come una necessità non solo morale ma anche strategica: ogni dollaro investito genera un ritorno sociale ed economico dieci volte superiore. Il nuovo Piano Strategico 2026–2029 punta su salute, istruzione, protezione, WASH (acqua e igiene) e protezione sociale, con un approccio adattivo e innovativo per affrontare le sfide future.
Focus Africa
Nel 2025, l’Africa ha affrontato sfide straordinarie: tagli ai finanziamenti, crisi climatiche, conflitti e povertà diffusa. L’Africa orientale e meridionale, in particolare, ha il secondo tasso di mortalità infantile più alto al mondo e ospita due terzi dei casi globali di AIDS. Circa 4 milioni di bambini sotto i 5 anni sono stati colpiti da malnutrizione acuta grave e 25 milioni vivono in condizioni di grave povertà alimentare. La regione ha anche uno dei più alti tassi di violenza sessuale contro le ragazze.
Le crisi umanitarie hanno colpito quasi 30 milioni di bambini, aggravate da epidemie (colera, Ebola, morbillo, polio) e da una resilienza comunitaria messa a dura prova. Nonostante ciò, l’Africa è la regione con la popolazione infantile e giovanile in più rapida crescita (280 milioni di bambini), offrendo un potenziale enorme se sostenuto da investimenti in salute, istruzione e protezione.

UNICEF ha risposto rafforzando la preparazione alle emergenze, aumentando i finanziamenti pubblici per i bambini e promuovendo la protezione online con la creazione della prima Taskforce africana per la protezione dei minori in ambiente digitale. Iniziative accademiche e partnership innovative hanno sostenuto la formazione, la ricerca e l’inclusione sociale.

Africa Orientale
La regione ha visto una forte espansione digitale, che offre nuove opportunità ma anche rischi (cyberbullismo, disinformazione). UNICEF ha trattato quasi 900.000 bambini per malnutrizione acuta, vaccinato 12 milioni contro il morbillo e garantito acqua sicura a 4,4 milioni di persone. L’attenzione si è concentrata su sistemi di protezione sociale più inclusivi e resilienti, con particolare attenzione alle ragazze e ai bambini vulnerabili.
Kenya
Il Kenya, come parte dell’Africa orientale, ha beneficiato delle strategie regionali di UNICEF, con particolare attenzione alla resilienza climatica, all’innovazione digitale e alla protezione dei bambini. Il Centro di Eccellenza di Nairobi, uno dei quattro creati da UNICEF nel 2025, funge da hub globale per assistenza tecnica e innovazione, rafforzando la capacità del paese di rispondere alle emergenze e promuovere lo sviluppo sostenibile. In Kenya, le priorità sono state la lotta alla malnutrizione, l’accesso all’istruzione inclusiva e la protezione contro la violenza e le pratiche dannose, con un focus crescente su soluzioni digitali e partecipazione giovanile.


