Mercato del lavoro, il grande ricambio: 3,7 milioni di ingressi entro il 2029

Un mercato del lavoro in fermento, causa il ricambio demografico massiccio oramai atteso, e con molte peculiarità originali che caratterizzeranno i prossimi tre anni. L’Assemblea del CNEL ha approvato all’unanimità il XXVII Rapporto sul mercato del lavoro e la contrattazione collettiva.

Più stabilità

Cosa dice lo studio? Nel quarto trimestre 2025 gli occupati raggiungono 24 milioni e 121 mila unità, con un incremento dello 0,4 per cento rispetto al corrispondente trimestre del 2024. Il tasso di occupazione 15-64 anni si attesta al 62,5 per cento e il tasso di disoccupazione al 5,5 per cento. La composizione dell’occupazione conferma l’andamento verso una maggiore stabilità: i dipendenti a tempo indeterminato aumentano dell’1,0 per cento su base annua e gli indipendenti crescono del 3,0 per cento, mentre si riducono i dipendenti a termine (-8,6 per cento rispetto al quarto trimestre 2024).

Il Rapporto parla di “una occupazione sempre più stabile”, caratterizzata da una ricomposizione interna del lavoro in cui diminuisce la componente temporanea e cresce quella stabile o autonoma. Il tasso di attività nella fascia 50-64 anni sale dal 67,6 per cento del 2024 al 69,1 per cento nel 2025, a conferma del contributo delle fasce mature alla tenuta occupazionale complessiva.

Un ricambio potente

Le stime sui fabbisogni occupazionali e professionali di medio termine proiettano la domanda di lavoro per il quinquennio 2025-2029 in un numero compreso tra 3,279 e 3,721 milioni di unità. La componente di sostituzione (replacement demand) rappresenta l’elemento prevalente, incidendo tra l’80 e il 90 per cento del totale.

Il settore dei servizi assorbirà tra 2,423 e 2,740 milioni di unità, pari al 73-74 per cento del fabbisogno complessivo, mentre l’industria in senso stretto contribuirà per circa il 17 per cento. Dal punto di vista del livello di istruzione richiesto, oltre il 44-46 per cento delle posizioni riguarderà persone con formazione tecnico-professionale di secondo grado, seguite da una ancor corposa richiesta di profili con istruzione terziaria (37-39 per cento); la domanda di lavoratori con bassa scolarizzazione continuerà a ridursi, rappresentando solo il 12-13 per cento del totale. I Report sul mismatch del CNEL e di Unioncamere segnalano la fatica del mercato del lavoro italiano a colmare i divari derivanti dal disallineamento tra competenze disponibili e fabbisogni occupazionali.

 

Le retribuzioni e la disoccupazione

Nel 2025 i contratti rinnovati hanno coinvolto oltre quattro milioni di lavoratori, circa un terzo dei dipendenti del settore privato. Le retribuzioni contrattuali nel settore privato non agricolo sono cresciute del 3,2 per cento, ovvero 1,5 punti in più dell’inflazione. A regime, le stime sugli aumenti prospettano una crescita dell’8,7 per cento della retribuzione annua nel quinquennio 2024-2028.

Nel quarto trimestre 2025 il numero di disoccupati è pari a 1 milione e 436 mila unità, in calo dell’8,9 per cento rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente. Il tasso di disoccupazione si attesta al 5,5 per cento. Gli inattivi tra 15 e 64 anni sono pari a 12 milioni e 509 mila unità, in aumento dello 0,4 per cento su base annua. La crescita dell’inattività è concentrata soprattutto tra coloro che non cercano lavoro per motivi familiari (+6,4 per cento rispetto al 2024), per motivi di studio (+5,6 per cento) o in attesa di esiti di precedenti ricerche, mentre diminuisce la componente degli scoraggiati. Il Rapporto conferma il divario territoriale: il tasso di occupazione nel IV trimestre 2025 si attesta al 69,5 per cento nel Nord, al 66,8 per cento nel Centro e al 50,0 per cento nel Mezzogiorno, dove il tasso di inattività raggiunge il 44,6 per cento contro il 27,6 per cento del Nord.

Le donne

Il tasso di occupazione femminile nella fascia 15-64 anni si attesta al 53,8 per cento nel 2025, in aumento rispetto al 53,3 per cento del 2024. L’incremento più marcato si registra tra le donne tra i 50 e i 64 anni, con un aumento del 2,1 per cento, effetto in parte dell’andamento demografico. Il dato delle donne con contratti a tempo pieno e indeterminato registra un andamento positivo, +3,89 per cento rispetto all’anno precedente. La crescita del tasso di occupazione femminile coinvolge tutte le aree del Paese: +0,9 punti nel Mezzogiorno, +0,6 al Centro e +0,3 al Nord rispetto al IV trimestre 2024.

Nel quarto trimestre 2025 il tasso di occupazione tra i 50 e i 64 anni raggiunge il 67,0 per cento, con una crescita di 1,6 punti percentuali rispetto al corrispondente trimestre del 2024. Il tasso di attività in questa fascia sale dal 67,6 per cento del 2024 al 69,1 per cento nel 2025. Il tasso di occupazione nella fascia 15-34 anni si attesta al 43,2 per cento, in diminuzione di 1,3 punti percentuali rispetto al corrispondente trimestre del 2024; parallelamente, il tasso di attività nella stessa fascia scende dal 50,9 per cento al 49,6 per cento, andamento che riflette il prolungamento dei percorsi di istruzione e formazione. Le proiezioni Istat richiamate nel Rapporto mostrano che la popolazione di età compresa tra 15 e 64 anni è destinata a diminuire fortemente nel lungo periodo, passando da 37,2 milioni nel 2024 a 29,4 milioni nel 2050, confermando la centralità dell’investimento sulle competenze e sulla partecipazione attiva al mercato del lavoro.

 

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