Le trasformazioni digitali. Il plurale è forse più adeguato del singolare per raccontare l’evoluzione delle aziende in corso anche nel nostro Paese. Nel mercato del lavoro italiano sta maturando un cambiamento strutturale che ormai non si può più definire silenzioso.
Le imprese cercano competenze digitali avanzate con un’intensità ed una voracità mai registrate prima. La capacità di utilizzare tecnologie intelligenti, sistemi automatizzati e strumenti digitali complessi sta diventando un requisito imprescindibile per essere assunti. Un pre-requisito, si potrebbe dire.
I dati dell’Indagine 2025 del Sistema Informativo Excelsior, realizzata da Unioncamere e Ministero del Lavoro, confermano con chiarezza che la digitalizzazione ha raggiunto una fase di maturità tale da ridisegnare non solo le mansioni, ma la struttura stessa della domanda di lavoro.

Abilità digitali cercasi: ovunque
Uno degli aspetti più evidenti emersi dall’indagine è la crescente difficoltà delle imprese nel trovare personale dotato delle giuste abilità digitali. Nel solo mese di luglio 2025, ad esempio, il 45,4% delle assunzioni programmate è risultato di difficile reperimento, principalmente per mancanza di candidati adeguati (29%) o per preparazione insufficiente (12%).
Si tratta di un dato che illumina un divario sempre più grave tra ciò che le aziende cercano e ciò che il mercato offre. E questo divario si allarga soprattutto nelle competenze digitali avanzate, quelle che includono la capacità di lavorare con sistemi informatici evoluti, strumenti basati sull’automazione e processi di analisi dei dati.
Nel dettaglio, il report mostra come le competenze più richieste non riguardino più semplicemente l’uso generico del computer, ma un insieme articolato di abilità che comprende l’uso critico delle tecnologie digitali, la capacità di leggere e interpretare dati, l’uso di linguaggi informatici e l’applicazione di tecnologie 4.0 nei processi produttivi.
Figure capaci di analisi critica
Lo stesso materiale Excelsior spiega che alle imprese servono figure capaci di “utilizzare in maniera critica le tecnologie digitali” e “applicare tecnologie 4.0 per innovare prodotti e processi”, un passaggio che segna un salto di qualità nell’evoluzione delle professioni.
Queste richieste elevate hanno conseguenze dirette sul mismatch. Secondo i bollettini Excelsior, le professioni tecniche ad alta qualificazione sono quelle con le maggiori criticità di reperimento: nel luglio 2025, ad esempio, i tecnici in campo ingegneristico risultavano difficili da trovare nel 65,9% dei casi, seguiti dai tecnici della salute (65,2%) e dai tecnici della gestione dei processi produttivi (63,3%). Percentuali che mostrano chiaramente come il mercato stia correndo molto più velocemente della formazione e della capacità del sistema di produrre nuovi professionisti aggiornati sulle tecnologie emergenti.

La domanda della PMI
Questo scenario interessa non soltanto i settori industriali più strutturati, ma anche le piccole e medie imprese, che costituiscono l’ossatura dell’economia italiana. L’introduzione di gestionali intelligenti, software predittivi, piattaforme automatizzate e sistemi integrati richiede competenze che fino a pochi anni fa erano considerate specialistiche, mentre ora rientrano nella normalità operativa della maggior parte delle aziende. In molte funzioni, dalla produzione alla logistica, dall’amministrazione al marketing, si sta consolidando l’idea che la conoscenza delle tecnologie intelligenti non sia solo un vantaggio, ma una condizione essenziale per lavorare.
La diffusione dell’intelligenza artificiale nei processi aziendali, sebbene non ancora misurata con indicatori puntuali nelle indagini Excelsior, emerge indirettamente dall’aumento delle competenze richieste per utilizzare tecnologie avanzate, interpretare dati complessi e gestire sistemi automatizzati. Ogni volta che le imprese dichiarano la necessità di figure capaci di operare con tecnologie 4.0, chiedono in realtà anche la capacità di gestire strumenti basati su algoritmi intelligenti o su processi decisionali supportati dall’AI. Questo vale per tecnici, ingegneri, specialisti informatici, ma anche per ruoli amministrativi, commerciali e gestionali.

Il digitale è un linguaggio
L’impressione, confermata dai dati Excelsior, è che l’Italia stia vivendo una fase in cui il digitale non è più un settore, ma un linguaggio. Un linguaggio che le imprese danno ormai per scontato e che si aspettano di trovare nei candidati, tanto che la capacità di utilizzare tecnologie evolute è diventata una delle competenze più determinanti nei processi di selezione. Il risultato è un mercato del lavoro che cambia in profondità, in cui la domanda di competenze digitali avanzate cresce più rapidamente dell’offerta e in cui saper gestire strumenti intelligenti non è più un valore aggiunto, ma un requisito indispensabile per non restare indietro.



