Brevetti green, Italia avanguardia Ue: avanti Germania e Austria

Tanti brevetti green prodotti dal nostro sistema di imprese. Negli ultimi anni l’Italia sta vivendo un’evoluzione significativa nel campo dell’innovazione sostenibile, assumendo un ruolo di primo piano nel panorama europeo.

Secondo l’analisi condotta da Fondazione Symbola e Unioncamere, presentata nel report Competitivi perché sostenibili, il nostro Paese si colloca stabilmente tra i primi tre Stati dell’Unione per numero di brevetti in tecnologie verdi. Inoltre occupa il terzo posto per quota di imprese che brevettano, con 16,5 imprese ogni mille, preceduta soltanto da Germania e Austria. Questo dato non solo testimonia un’economia industriale viva, ma conferma l’esistenza di un tessuto produttivo che interpreta la sostenibilità come leva competitiva più che come semplice obbligo normativo.

Brevetti green, il ritmo alto dell’Italia

La dinamica degli ultimi dieci anni è particolarmente rilevante: tra il 2012 e il 2022 la brevettazione verde in Italia è cresciuta del 44,4%, mostrando un’accelerazione decisa nei settori a più alto impatto ambientale e tecnologico. A questa tendenza si accompagna un movimento ancora più ampio, fatto di investimenti e trasformazioni aziendali.

Tra il 2019 e il 2024 ben 578.450 imprese italiane, quasi il 39% del totale, hanno realizzato eco‑investimenti, contribuendo a modernizzare processi, prodotti e infrastrutture.

Si tratta di un dato che, come sottolinea lo stesso rapporto, non sempre si traduce direttamente in brevetti, perché molte aziende preferiscono adottare strategie di protezione come il segreto industriale o semplicemente non dispongono ancora di un approccio sistematico alla valorizzazione della proprietà intellettuale.

Un salto di scala

Fondazione Symbola, per voce del suo presidente Ermete Realacci, evidenzia come l’Italia possieda capacità distintive nell’innovazione ambientale, ma abbia bisogno di “un salto di scala” per consolidare questo vantaggio. Occorre rafforzare gli investimenti in ricerca, sostenere la brevettazione e aumentare la diffusione del trasferimento tecnologico, soprattutto nei settori dell’efficienza energetica, dell’elettrificazione e delle rinnovabili.

Il quadro delle domande di brevetto presentato dalle imprese italiane mostra una forte concentrazione nei comparti tradizionalmente più innovativi.

Il manifatturiero guida con il 59% delle domande, seguito dalla ricerca scientifica (18,8%), dalle telecomunicazioni e dall’informatica (6,6%) e da costruzioni e commercio all’ingrosso, entrambi al 3,5%. Le imprese rappresentano l’81,9% dei soggetti che depositano brevetti green, mentre persone fisiche ed enti pubblici o privati coprono rispettivamente il 12,9% e il 5,2% delle domande.

Tra i settori tecnologici più dinamici emerge con forza la mobilità sostenibile, che da sola rappresenta il 31% dei brevetti italiani legati alla mitigazione dei cambiamenti climatici. Altri ambiti particolarmente attivi sono l’efficienza energetica in edilizia, dove l’Italia supera la media europea, la gestione dei rifiuti e delle acque reflue e le tecnologie ICT per la mitigazione climatica, cresciute del 270% in dieci anni. Anche la digitalizzazione dei processi produttivi e la gestione efficiente delle risorse energetiche rappresentano aree in forte espansione, con innovazioni che puntano a ridurre consumi, emissioni e sprechi.

La distribuzione territoriale della brevettazione green conferma una leadership saldamente ancorata alle regioni del Nord. Lombardia, Emilia‑Romagna, Veneto e Piemonte guidano la classifica grazie alla densità industriale, all’infrastruttura tecnologica e alla capacità di convertire ricerca scientifica in applicazioni industriali concrete.

Più brevetti, più risultati economici

Uno degli aspetti più interessanti emersi dal report riguarda il legame tra innovazione sostenibile e performance economica. Le imprese che depositano brevetti green mostrano risultati nettamente superiori rispetto a quelle che non investono in ambiti sostenibili

Generano in media 382 milioni di euro di fatturato per impresa contro i 41 milioni delle aziende non green e registrano una produttività più elevata, con 144.000 euro di valore aggiunto per addetto rispetto ai 92.000 della media.

Anche l’export risulta più dinamico e diversificato, e il capitale umano più qualificato, con una maggiore presenza di laureati, in particolare in discipline STEM+. Inoltre, il peso degli investitori esteri è superiore rispetto alle imprese non green, segnando una maggiore attrattività finanziaria e industriale.

Infine, il tema della proprietà intellettuale emerge come elemento chiave non solo sul piano tecnologico, ma anche come leva economica. La brevettazione green non rappresenta soltanto un indicatore di innovazione, ma diventa un fattore determinante per la competitività, l’accesso al capitale e la crescita complessiva del sistema produttivo Italiano.

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