Laureate sfavorite. Non c’è una relazione efficiente tra la formazione delle donne all’Università, il loro successo negli studi ed i risultati raggiunti sul lavoro. Lo dice – senza tema di smentite – il rapporto di Genere AlmaLaurea 2026, intitolato ‘Donne all’Università e nel Lavoro: un Ritratto di Progressi e Disparità’.
Presentato pochi giorni fa, offre una fotografia aggiornata e approfondita delle differenze di genere nei percorsi universitari e negli esiti occupazionali in Italia. Basato sulle indagini annuali del Consorzio AlmaLaurea sui profili dei laureati e sulle loro condizioni occupazionali a uno, tre e cinque anni dal titolo, il rapporto mette in luce una realtà complessa. Ed emerge che, sebbene le donne siano ormai la maggioranza nei percorsi accademici e ottengano risultati di studio spesso superiori rispetto agli uomini, permangono divari strutturali significativi sia nelle scelte disciplinari sia nel mercato del lavoro.
Nelle Università molte laureate, performance migliori ma con polarizzazioni
Una delle evidenze più forti del rapporto è la presenza consistente delle donne tra i laureati italiani. Nel 2024 la componente femminile costituiva una quota molto alta tra i laureati, con percentuali variabili secondo il tipo di titolo accademico. Le donne rappresentano circa il 69,4 % dei laureati magistrali a ciclo unico, il 59,4 % dei laureati di primo livello e il 57,8 % dei magistrali biennali; tra i dottori di ricerca la quota femminile si avvicina alla parità (49,7 %).
Le studentesse non solo sono numericamente maggiori, ma anche più performanti negli studi: conseguono regolarmente la laurea nei tempi previsti con maggiore frequenza rispetto ai colleghi maschi (60,9 % vs. 55,4 %) e con un voto medio più alto (104,5/110 contro 102,6/110). Anche i risultati nella formazione pre-universitaria tendono a premiare le donne, che presentano un voto medio di diploma superiore e provengono più spesso da percorsi liceali rispetto agli uomini.
Questi dati confermano tendenze già evidenziate negli anni precedenti. Le donne si laureano di più e più in regola, e ottengono voti mediamente più alti. Tuttavia, la distribuzione di genere nei vari ambiti disciplinari mostra profonde polarizzazioni
Le donne sono fortemente rappresentate nei gruppi disciplinari legati all’educazione, alle scienze umane e sociali, mentre nei percorsi STEM (Scienza, Tecnologia, Ingegneria e Matematica) la presenza femminile rimane significativamente inferiore a quella maschile.

Scelte di percorso, famiglia, classe sociale
Il rapporto approfondisce anche l’aspetto sociale delle scelte formative. Nonostante la maggiore performance accademica, le donne tendono a proseguire meno frequentemente negli studi avanzati rispetto agli uomini, soprattutto dopo il primo titolo accademico. Sul fronte della trasmissione intergenerazionale dei titoli di studio e delle scelte disciplinari, emerge che le donne sono meno inclini a “seguire le orme” dei genitori laureati nei campi correlati, con differenze più marcate nei cicli magistrali a ciclo unico.
Le differenze di genere si intrecciano anche con fattori socio-economici: la quota di laureate provenienti da famiglie con almeno un genitore laureato è inferiore a quella dei laureati maschi, così come la percentuale di donne appartenenti a classi socio-economiche elevate. Ciò suggerisce che, sebbene le studentesse siano in media più performanti, esistono dinamiche di accesso e di mobilità educativa che rimangono influenzate dall’origine familiare.

Inserimento nel mondo del lavoro: tassi occupazionali e contratti
Una volta entrati nel mercato del lavoro, le differenze di genere si manifestano in modo netto. Il tasso di occupazione a cinque anni dal conseguimento del titolo tende a favorire gli uomini. Nei dati relativi a una singola università (Modena e Reggio Emilia) emerge un differenziale di circa 3,3 punti percentuali a favore dei laureati maschi, con un tasso di occupazione femminile del 92,4 % rispetto al 95,7 % degli uomini.
Le differenze si estendono alla tipologia di contratto: tra i laureati maschi risulta più diffuso il contratto a tempo indeterminato (75,8 % vs. 64,4 % delle donne), mentre tra le donne sono più frequenti i contratti a tempo determinato.
Anche la scelta del settore di inserimento influisce sulle opportunità di stabilità lavorativa: una quota maggiore di donne tende a inserirsi nel pubblico impiego e nel mondo dell’insegnamento, ambiti che offrono spesso un accesso meno rapido alla stabilizzazione contrattuale rispetto ad altri settori.
Questi pattern si allineano a evidenze più generali. Nei focus di genere pubblicati negli ultimi anni, le donne con titolo di laurea presentano una leggera inferiorità nei tassi di occupazione rispetto agli uomini e un’occupazione più vulnerabile in termini contrattuali.

Disparità retributive e condizioni lavorative
Uno degli aspetti più critici evidenziati dal rapporto riguarda le condizioni retributive. Anche a parità di titolo e di tempo dal conseguimento della laurea, le donne tendono a percepire retribuzioni inferiori rispetto agli uomini. Nel caso analizzato per l’Università di Modena e Reggio Emilia, a cinque anni dal titolo le donne dichiarano di percepire in media 1.808 euro netti mensili contro i 2.161 euro degli uomini.

Questa disparità retributiva non è un fenomeno isolato: indagini correlate indicano che, a cinque anni dalla laurea, le donne possono guadagnare circa il 12-15 % in meno rispetto agli uomini, con differenze che persistono anche all’interno di specifiche classi di laurea e discipline.
Le ragioni di queste disuguaglianze sono molteplici e spesso interconnesse: scelta di percorsi di studio meno remunerativi, segregazione verticale nei ruoli professionali, difficoltà nella conciliazione tra vita lavorativa e familiare, nonché dinamiche di genere proprie dei mercati del lavoro italiani.
In conclusione, il rapporto, supportato da dati empirici, conferma che l’istruzione universitaria è un ambito in cui le donne eccellono, ma che la piena parità di opportunità nel mondo professionale rimane ancora lontana, richiedendo politiche mirate e interventi strutturali per affrontare le barriere di genere che ancora sopravvivono.



