Caffè dal Kenya all’Italia passando per Trieste. Il primo accordo è del 2022, ma quello che si è aperto a metà luglio è un nuovo capitolo. La notizia ripresa da alcuni dei principali quotidiani di Nairobi non va in profondità, ma in parte coglie quello che è l’aspetto essenziale. Nairobi ha spedito a metà luglio il primo di 20 container di caffè verde di alta qualità nel porto del Friuli, Venezia Giulia, aprendo un nuovo capitolo per il caffè keniota nei mercati internazionali di fascia alta. È l’avvio di una commessa veicolata da SumSeron Coffee, società aderente alla Kenya National Chamber of Commerce and Industry.

Il dato più significativo è il prezzo: oltre 9,50 dollari al chilogrammo, una quotazione premium che segnala la capacità del Kenya di sottrarsi, almeno in parte, alla logica delle materie prime vendute in grandi volumi e con margini ridotti. Il nome del compratore italiano non compare, per ora, nel comunicato ufficiale.
Una svolta per il caffè
Il Kenya non è un gigante quantitativo del caffè come Brasile, Vietnam o Uganda, ma è considerato uno dei produttori più prestigiosi di Arabica lavato.
Le coltivazioni sugli altopiani, spesso tra 1.500 e 2.000 metri, le varietà SL28 e SL34 e una lavorazione particolarmente accurata danno tazze molto riconoscibili: acidità brillante, note di ribes nero, agrumi e frutti rossi. È un profilo ricercato dalle torrefazioni specialty e dai consumatori disposti a pagare di più per origine, tracciabilità e qualità.
Il caffè resta però soltanto il quinto prodotto dell’export keniota. Nel 2025 ha generato circa 52,1 miliardi di scellini. Davanti ci sono il tè, con 187,1 miliardi, i fiori recisi, con 103,3 miliardi, frutta e ortaggi, con 99,8 miliardi, e abbigliamento e confezioni, con 63,3 miliardi. La nuova rotta verso l’Italia è quindi importante soprattutto perché punta ad aumentare il valore di ogni chilogrammo esportato, più che i volumi complessivi.

Il pilastro è il tè, ma anche le rose…
Il tè continua a essere il grande pilastro agricolo del Paese. Il Kenya è il maggiore esportatore mondiale di tè nero e nel 2025 ne ha spediti all’estero quasi 653 milioni di chilogrammi, ottenendo ricavi per circa 187 miliardi di scellini. Pakistan, Egitto, Regno Unito e Medio Oriente restano mercati fondamentali, rendendo però il comparto vulnerabile alle crisi geopolitiche e alle interruzioni delle rotte marittime.
I fiori recisi rappresentano l’altro simbolo dell’agricoltura keniota globale. Le rose coltivate soprattutto tra Naivasha, Nakuru e gli altopiani centrali raggiungono rapidamente aste, fioristi e supermercati europei. Il settore genera valuta e centinaia di migliaia di posti di lavoro diretti e indiretti, ma è esposto ai costi del trasporto aereo, alle severe regole fitosanitarie europee e alle crisi internazionali che possono bloccare aeroporti e collegamenti.
Trieste è una destinazione tutt’altro che casuale. Porto franco dal 1719, è uno degli storici ingressi europei del caffè verde e dispone di magazzini, importatori, spedizionieri, laboratori e torrefazioni specializzate. A pochi chilometri dal porto ha sede illycaffè, fondata nel 1933 e da sempre legata alla cultura dell’Arabica di qualità.
L’Italia può inoltre contare su Lavazza, gruppo da 3,9 miliardi di euro di ricavi nel 2025 e presente in oltre 140 Paesi, oltre che su una vasta rete di torrefazioni industriali e artigianali. Non è stato comunicato che il compratore del caffè keniota sia illy o Lavazza, ma l’arrivo a Trieste colloca il prodotto dentro uno dei principali ecosistemi mondiali della trasformazione e della commercializzazione del caffè.

Roma e Nairobi
La spedizione arriva, infine, nel momento più favorevole delle relazioni tra Roma e Nairobi. Ad aprile William Ruto ha incontrato Giorgia Meloni, Sergio Mattarella e Antonio Tajani; sono stati firmati accordi ed è stato organizzato un business forum con oltre 200 imprese. A febbraio era stata a Nairobi la ministra Anna Maria Bernini, mentre a luglio è arrivato Matteo Piantedosi. L’ambasciatore Vincenzo Del Monaco e l’Ice stanno intanto moltiplicando le iniziative su agroalimentare, tecnologia e investimenti.

Il Piano Mattei offre la cornice politica, ma il movimento sembra ormai più largo: imprese, logistica, formazione e diplomazia economica stanno creando rapporti capaci di camminare anche autonomamente. Se i venti container saranno soltanto l’inizio, il caffè keniota potrà diventare uno dei prodotti simbolo di questa nuova stagione tra Italia e Kenya.