Piantedosi a Malindi e il triangolo geopolitico Italia/Kenya/Francia

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La visita del ministro dell’Interno italiano Matteo Piantedosi in Kenya è un nuovo tassello di una relazione sempre più fitta tra Roma e Nairobi. Come racconta Malindikenya.net, è la prima volta che un titolare del Viminale si reca ufficialmente nel Paese.

Lo ha fatto dentro una cornice che è ormai chiara: il Kenya è uno dei partner africani più rilevanti del Piano Mattei e uno degli snodi attraverso cui l’Italia prova a costruire una nuova presenza nel continente.

La missione si è svolta all’inizio di luglio e ha prodotto due passaggi concreti. Una Lettera d’intenti con il ministro dell’Interno keniano Kipchumba Murkomen, primo passo verso un accordo bilaterale sulla sicurezza. E poi anche un Memorandum su migrazione e mobilità firmato con Musalia Mudavadi, primo ministro e ministro degli Esteri.

I temi sul tavolo sono quelli più sensibili: criminalità transnazionale, terrorismo, narcotraffico, tratta di esseri umani, gestione ordinata dei flussi, prevenzione dell’immigrazione irregolare, rimpatri, ma anche sviluppo di canali legali di ingresso. Il percorso immaginato è quello di comprendere anche il Kenya tra ipaesi considerati sicuri per quello che riguarda i flussi migratori, e proporre all’Unione Europea l’allineamento con realtà come India, Colombia, Bangladesh, Kosovo, Tunisia. Questo aprirebbe anche scenari di lavoro e formazione in Italia per i keniani.

I due ministri kenioti, ma anche Sally Beacco, hanno partecipato inoltre al ricevimento in onore di Piantedosi nella residenza dell’ambasciatore d’Italia, Vincenzo Del Monaco.

Kenya, piattaforma diplomatica

Non è un episodio isolato. Negli ultimi mesi il Kenya è diventato una piattaforma diplomatica contesa e valorizzata dell’Africa Orientale insieme all’Etiopia. A febbraio Giorgia Meloni era ad Addis Abeba per il secondo Vertice Italia-Africa: lì il Piano Mattei è stato presentato come una realtà ormai operativa, con 14 Paesi africani coinvolti e una logica dichiarata di partenariato, investimenti, formazione, energia, lavoro e infrastrutture.

Poi, ad aprile, è stato William Ruto – presente al meeting etiope – a volare a Roma. L’incontro con Meloni ha segnato un ulteriore salto di qualità.

Italia e Kenya hanno concordato un piano d’azione quadriennale 2026-2029 e firmato nuovi accordi, dentro una relazione che include cooperazione economica, formazione, sicurezza, sviluppo e mobilità. Un rapporto che, almeno nelle intenzioni, prova a tenere insieme interessi italiani e priorità africane.

Il terzo ‘incomodo’, Macron

A maggio è arrivato a Nairobi Emmanuel Macron, per l’Africa Forward Summit. Anche in quel caso il messaggio politico era forte. Per la prima volta un grande summit franco-africano si teneva in un Paese africano non francofono.

Francia e Kenya hanno firmato 11 accordi, dai trasporti ferroviari alla logistica portuale, dal digitale all’energia, dalla blue economy al tè, fino a sanità, formazione, clima e aviazione sostenibile.

Ruto ad Évian

Infine, a giugno, Ruto è stato invitato da Macron al G7 di Évian, dove ha portato il tema della riforma della finanza globale e del diverso costo del credito per i Paesi africani. Un segnale politico evidente: il Kenya non vuole più essere raccontato solo come beneficiario di aiuti, ma come interlocutore strategico.

In questo quadro, la visita di Piantedosi non parla solo di sicurezza. Parla di un Kenya che l’Italia considera porta d’ingresso verso l’Africa orientale, partner migratorio, hub economico e alleato politico. E parla di una competizione europea più ampia: Roma e Parigi cercano spazio in un continente che non chiede più paternalismo, ma investimenti, lavoro, tecnologia, infrastrutture e rispetto.

Per chi come Alice for Children lavora ogni giorno sul campo, tra scuola, formazione e inserimento professionale, questo passaggio è decisivo. La vera cooperazione non si misura soltanto negli accordi tra governi, ma nella capacità di trasformare queste relazioni in opportunità concrete per i giovani africani. È lì che diplomazia, sviluppo e futuro possono finalmente incontrarsi.