Ruto a Roma da Meloni. Nuovo patto Italia-Kenya

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In visita di Stato a Roma, William Ruto è stato a pranzo dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Ha quindi incontrato a lungo Giorgia Meloni, con cui ha fatto il punto, come ha spiegato la premier “sui tanti fronti di cooperazione che uniscono Italia e Kenya e sulle opportunità che abbiamo per rendere ancora più forte la nostra già molto solida cooperazione”.

Un viaggio che consacra come le relazioni tra Italia e Kenya siano “eccellenti da ogni punto di vista”. Ruto e Meloni, in particolare, hanno battezzato un Piano d’Azione triennale 2026-2029 che indirizzerà l’azione congiunta.

I rapporti tra i due Paesi sono già floridi, nella cornice dell’Accordo di partenariato economico tra Unione europea e Kenya.

Saldo import/export favorevole all’Italia

Cresce in Kenya l’interesse nei confronti dei prodotti distintivi del nostro Made in Italy. L’interscambio Italia-Kenya ha toccato i 280 milioni di euro nel 2025, con una crescita del +34,1% sul 2024 e un saldo favorevole all’Italia di 38 milioni con l’export a 159 mln e l’import a 121 mln. La presenza delle imprese italiane in Kenya, sempre più sensibile, sta aiutando a sviluppare capacità e trasferire conoscenze tecnologiche in molti settori dell’economia keniota.

Il turismo è un comparto già molto vivace e ‘italianizzato’, ma il partenariato può essere ulteriormente implementato in molti settori, dall’agroindustria fino allo spazio, dalle infrastrutture all’energia.

Entrambi i leader hanno concordato di tenere periodicamente consultazioni bilaterali tra i rispettivi Ministeri degli Affari Esteri per rafforzare il coordinamento su questioni di interesse comune. E hanno deciso di rafforzare anche la cooperazione nei forum multilaterali, comprese le Nazioni Unite, con l’obiettivo di affrontare sfide globali come tecnologia, migrazione, sviluppo sostenibile, cambiamento climatico, pace, stabilità e sicurezza in Africa.

Meloni e Ruto hanno posto particolare enfasi sul rafforzamento della già solida cooperazione nella gestione delle acque e nella protezione ambientale, e quindi in scienza, tecnologia e innovazione, con un corollario già attivo sulla cooperazione bilaterale nel campo dell’Intelligenza Artificiale.

Tajani e Mudavadi

Nel corso del Business Forum ‘africano’ che si è tenuto a Roma, con il Ministro degli Esteri Antonio Tajani in rappresentanza del governo italiano e l’omologo keniota Musalia Mudavadi, si è andati più a fondo sui patti di cooperazione e le direzioni di sviluppo che saranno ulteriormente promosse e implementate. Al forum hanno partecipato circa 200 aziende italiane che hanno animato quattro sessioni di approfondimento: infrastrutture, energia e connettività; agroalimentare e industria della pelle; turismo; innovazione e finanza.

Piano Mattei

Il Kenya è uno dei Paesi chiave del Piano Mattei, che prevede già interventi importanti nel campo dell’energia, dell’agricoltura, della formazione e del rafforzamento della resilienza climatica.

In particolare, la collaborazione investe già con ENI la produzione di biocarburanti, e poi la protezione delle filiere produttive del caffè e dei piccoli produttori, ma anche la formazione a tutti i livelli, con percorsi per giovani manager e network attivi in ambito scientifico e universitario.

L’Italia promette supporto nel rafforzare il patrimonio infrastrutturale del Kenya, compresa la creazione ed estensione delle reti più sofisticate, con l’impegno a portare verso l’Africa orientale il Blue Raman Cable (cioè la dorsale marittima digitale che punta a collegare l’India alle economie europee, passando per il Medio Oriente e per il Mediterraneo) in primo piano.

Nel settore spaziale, come detto, Italia e Kenya lavorano insieme già da tempo. Si vuole investire ancora sul Centro Spaziale “Luigi Broglio” di Malindi, per renderlo un hub continentale di formazione ed eccellenza. Altrettanto strategica è la cooperazione in materia di difesa e sicurezza.

I player nazionali nel Paese

Lavorano già in Kenya, tra le 50 aziende già consolidate in quel territorio, le nostre Eni, Enel, Saipem, Webuild, Iveco, Piaggio, Ferrero, CNH, Ocmi, Sacmi, Cavanna, Goglio, BellestraMazzoni. Possono contare su una legge keniota che offre agli investitori esteri una buona ‘protezione’ nelle controversie. Grazie a queste norme si accelera la concessione di permessi e licenze, è consentito il rimpatrio del 100% dei profitti, ci sono garanzie complete contro gli espropri e tanti incentivi fiscali.

Vantaggi

Il Kenya ha un grande potenziale di sviluppo, per le aziende italiane. Secondo Mudavadi, soprattutto nel settore manifatturiero, agricolo, nell’allevamento, delle infrastrutture di trasporto ed energetiche, nell’ICT, nella costruzione, nel turismo e nell’ospitalità.

Grandi possibilità, secondo il ministro, anche nell’ambiente, la silvicoltura e l’attività mineraria, nonché nell’economia del mare. Il Kenya Leather Industrial Park offre alle aziende conciarie incentivi, infrastrutture, un ‘common effluent treatment plant’ molto efficiente e all’avanguardia. E in questo contesto Sace, Simest e Assomac hanno siglato un’intesa per il supporto all’internazionalizzazione della filiera conciaria del Kenya.

In margine all’evento, la Federazione degli artigiani e dei piccoli imprenditori italiani ha chiesto a Meloni più attenzione. Più supporto al tessuto imprenditoriale più minuto che nel nostro Paese esprime la propria eccellenza in vari comparti. E dovrebbe essere messo nelle condizioni di entrare nella partita. Aspetto essenziale, la presenza di strumenti di finanza agevolata dedicati all’internazionalizzazione verso l’Africa, accompagnamento su certificazioni e dogane, e un raccordo stabile tra associazioni di rappresentanza e diplomazia economica.