Ruto guida i sondaggi elettorali. Un vantaggio l’opposizione divisa

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William Ruto è ancora lontano dalla maggioranza assoluta, ma a poco più di un anno dalle elezioni presidenziali del 2027 dispone di un vantaggio che nessuno dei suoi potenziali avversari riesce oggi ad accorciare.

Secondo l’ultimo sondaggio Infotrak, il presidente raccoglie il 32% delle preferenze, contro il 13% di Kalonzo Musyoka e il 12% attribuito sia al senatore di Nairobi Edwin Sifuna sia all’ex ministro dell’Interno Fred Matiang’i. Più indietro Rigathi Gachagua, al 4%, Babu Owino al 3%, l’ex presidente della Corte Suprema David Maraga al 2% e Martha Karua all’1%. Il 18% degli intervistati rimane indeciso e un ulteriore 3% non dichiara la propria scelta.

Elettorato mobile

L’indagine merita attenzione, ma non va trasformata in una previsione elettorale. Infotrak dichiara di avere intervistato tremila adulti in tutte le 47 contee tra il 22 e il 26 giugno, utilizzando colloqui telefonici e interviste dirette, con un margine d’errore dell’1,79%. Il sondaggio è stato finanziato dalla stessa società demoscopica e presenta, almeno sulla carta, una metodologia solida, anche se il tasso di risposta dichiarato del 99% è insolitamente elevato. Soprattutto, fotografa preferenze ancora mobili: Ruto è salito dal 21% dell’agosto 2025 al 32%, ma resta ben lontano dal consenso necessario per vincere la presidenza.

Il dato politicamente più importante non è quindi soltanto la forza del presidente, ma la frammentazione dei suoi avversari. Ruto può contare sulla Rift Valley, dove raggiunge il 46%, e sorprendentemente ottiene il 59% nel Nord-Est e il 40% a Nyanza, storica roccaforte dell’opposizione. Musyoka domina invece nella regione orientale con il 40%, mentre Matiang’i è primo nella regione centrale con il 19%. Nell’Ovest Ruto è al 35%, ma Sifuna raggiunge il 26%; a Nairobi, invece, il presidente si ferma al 19% e il senatore della capitale arriva al 14%. È la conferma che la politica keniota continua a poggiare su grandi bacini regionali ed etnico-elettorali, anche se economia, occupazione e costo della vita stanno progressivamente indebolendo le appartenenze tradizionali.

Geografia del voto

Ruto sta lavorando da tempo proprio su questa geografia. Consolida la sua Rift Valley, mantiene Kithure Kindiki come riferimento per l’area orientale e per una parte del Monte Kenya e cerca di compensare la rottura con l’ex vicepresidente Gachagua. A Nyanza punta sui rapporti costruiti con l’ODM e sull’ingresso di esponenti dell’ex opposizione nel cosiddetto governo allargato. Nell’Ovest moltiplica visite, inaugurazioni e promesse, sostenuto da Moses Wetang’ula, Musalia Mudavadi e altri leader locali. La regione, che potrebbe superare i 3,2 milioni di elettori registrati, viene ormai considerata uno dei terreni decisivi della campagna.

Alla strategia territoriale si accompagna una comunicazione presidenziale sempre più orientata ai risultati internazionali. I frequenti viaggi vengono presentati come missioni per attrarre capitali, mercati e posti di lavoro. Durante il recente tour europeo Ruto ha annunciato oltre 20 miliardi di scellini di impegni europei per la digitalizzazione e le infrastrutture di connessione. È un racconto che prova a trasformare la sovraesposizione internazionale, spesso criticata per i suoi costi, nella rappresentazione di un Kenya centrale nei nuovi equilibri mondiali.

Le misure sul fronte interno

Sul fronte interno, il presidente alterna misure economiche e gesti simbolici. Dopo gli scioperi dei trasporti ha disposto una riduzione di dieci scellini al litro del diesel, finanziata però con risorse pubbliche in un Paese già gravato dal debito. Da luglio il governo ha inoltre annunciato aumenti di stipendi e indennità per i dipendenti pubblici. Con la Gen Z, protagonista delle proteste del 2024 e del 2025, Ruto tenta una difficile riconciliazione attraverso programmi per l’occupazione giovanile e lo stanziamento di due miliardi di scellini destinati alle vittime delle violazioni commesse durante le manifestazioni.

Anche lo sport è diventato uno strumento di consenso. Il governo ha aumentato i premi per gli atleti, investe negli stadi in vista della Coppa d’Africa 2027 e Ruto ha appena portato a cento milioni di scellini il sostegno annuale all’AFC Leopards, club particolarmente popolare nell’Ovest del Paese. Sport, orgoglio nazionale e presidio elettorale finiscono così per sovrapporsi.

Di fronte a questa macchina politica, Musyoka conserva l’esperienza dell’ex vicepresidente e una base molto compatta tra gli elettori Kamba, ma fatica a espandersi oltre l’Est. Matiang’i, già potente ministro dell’Istruzione e dell’Interno sotto Uhuru Kenyatta, propone un’immagine di efficienza e autorità, ma deve costruire una vera organizzazione nazionale. Sifuna è la novità: avvocato, senatore di Nairobi, forte tra i giovani e nell’Ovest, raggiunge il 20% nella fascia tra i 18 e i 26 anni. Il suo problema è trasformare la visibilità mediatica in una candidatura sostenuta da una coalizione strutturata.

Il caso Mwangi

Fuori dai primi posti resta Boniface Mwangi – questo il nome corretto, non Maingi – attivista anticorruzione e protagonista delle mobilitazioni giovanili. Arrestato durante le proteste del 2024, fermato ed espulso dalla Tanzania nel maggio 2025 e nuovamente arrestato in Kenya nel luglio successivo, ha annunciato la propria candidatura presidenziale. Può rappresentare la voce più autenticamente vicina alla protesta, ma deve ancora dimostrare che un movimento civile e digitale possa trasformarsi in consenso elettorale organizzato.