Iran, Usa, Golfo, Trump, petrolio. Cosa succede in Kenya con la tregua

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Dopo le minacce di apocalisse all’Iran, Donald Trump ha accettato le condizioni poste dai mediatori per una tregua e – in prospettiva- una riapertura dello Stretto di Hormuz. Una decisione che ha tranquillizzato popoli, vertici politici nazionali e intergovernativi, organizzazioni internazionali e mercati. Israele ritiene il Libano escluso dalla tregua, ma un passo avanti – a quanto pare – è stato fatto.

Si rasserena il quadro anche in Africa, nel suo quadrante orientale (vicinissimo e con forti interdipendenze con l’area e i Paesi del conflitto), e più specificamente in Kenya. I prezzi dell’energia, del carburante, banalizzando, dovrebbero essere più bassi e più stabili nel corso del prossimo mese.

L’accordo di tregua Iran-Usa

L’annuncio della tregua, fatto da Trump alla fine di un martedì 7 aprile che molto probabilmente entrerà nella storia, quando si era oramai ad un passo dell’attacco ‘definitivo’ annunciato dal presidente Usa, è arrivato grazie ad una estrema mediazione di alto livello tra i principali attori della regione del Golfo, Pakistan compreso. Emiri e altri player rilevanti hanno lavorato per la sospensione delle azioni militari statunitensi contro l’Iran proponendo una soluzione forse interlocutoria ma accettata da tutti i più diretti interessati.

Gli Stati Uniti hanno accettato di sospendere gli attacchi contro l’Iran per due settimane, a condizione che Teheran garantisca la riapertura immediata e in sicurezza dello Stretto di Hormuz, un’arteria fondamentale per le spedizioni globali di petrolio.

Lo stesso Trump, alla fine di una estenuante giornata, quando in America andavano in onda le news della sera, ha dichiarato: “Considerate le conversazioni avute con il Primo Ministro Shehbaz Sharif e il Maresciallo di campo Asim Munir del Pakistan, i quali mi hanno chiesto di sospendere l’invio di forze distruttive in Iran questa sera, e a condizione che la Repubblica Islamica dell’Iran acconsenta all’apertura completa, immediata e sicura dello Stretto di Hormuz, acconsento a sospendere i bombardamenti e gli attacchi per due settimane”.

L’Iran, invece, ha parlato attraverso il ministro degli Esteri Seyed Abbas Araghchi, confermando che le forze persiane avrebbero cessato le operazioni difensive qualora gli attacchi fossero stati interrotti e che il passaggio controllato e coordinato attraverso lo Stretto di Hormuz sarebbe potuto riprendere durante il periodo di cessate il fuoco.

In Kenya si alzano i prezzi della benzina e dei matatu

Il conflitto aveva gravemente compromesso le catene di approvvigionamento globali di carburante, provocando un forte aumento dei prezzi del petrolio ed esponendo paesi come il Kenya a gravi difficoltà economiche.

A livello locale, la crisi ha provocato acquisti dettati dal panico, lunghe code alle stazioni di servizio e un aumento dei costi dei trasporti, con gli operatori dei matatu che hanno aumentato le tariffe dei mezzi. Quelli di Nakuru, ad esempio, hanno annunciato un incremento dei costi del collegamento dalla città a Nairobi da 450 a 700 scellini kenioti.

La crisi è coincisa con un sussulto ai vertici del settore energetico keniota, culminando nelle dimissioni e nell’arresto di alti funzionari, tra cui quelli dell’Autorità di regolamentazione dell’energia e del petrolio (EPRA), della Kenya Pipeline Company (KPC) e del Dipartimento di Stato per l’energia.

A Nairobi, fino a poche ore fa la maggior parte dei distributori di benzina rimaneva aperta, ma con i gestori che avvertivano che le scorte sarebbero bastate solo per pochi giorni, alimentando i timori di un’imminente crisi nella capitale. I rivenditori affermavano che le consegne erano rallentate, impedendo loro di soddisfare la crescente domanda, mentre gli automobilisti, preoccupati di rimanere a secco, si affrettavano a fare il pieno.

Per strada

A seguito di questi sviluppi, alcuni automobilisti hanno accusato le stazioni di servizio di accumulare scorte di carburante in previsione di un aumento dei prezzi in occasione della prossima revisione di metà mese da parte dell’Autorità di regolamentazione dell’energia e del petrolio (EPRA).

La crisi ha inoltre sollevato preoccupazioni in materia di sicurezza, con i motociclisti e gli autisti di boda boda che scortano le autocisterne e affollano le stazioni di servizio durante le operazioni di scarico, creando un elevato rischio di incidenti ed esplosioni.

A seguito di questi sviluppi, il carburante in certi casi è stato venduto al dettaglio anche a circa 200 scellini kenioti al litro (1,30 euro). Ma ora tutti questi effetti dovrebbero essere mitigati.