De-escalation in Sudan, Nazioni Unite e Dagalo a Nairobi

SOMMARIO

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Emerge il ruolo centrale di Nairobi come sede operativa della Nazioni Unite. Specie se in gioco ci sono conflitti e dinamiche africane. L’inviato personale UN per il Sudan, Pekka Haavisto, ha incontrato qualche giorni fa nella capitale keniota il comandante delle Forze di supporto rapido (RSF), Mohamed Hamdan ‘Hemetti’ Dagalo, per discutere di possibili soluzioni concrete e l’avvio in quel territorio di una de-escalation. A Nairobi – vale la pena ricordarlo – dovrebbero trasferire le sedi centrali globali tre agenzie ONU oggi basate a New York: UNICEF (infanzia), UN Women (parità di genere), UNFPA (popolazione e salute riproduttiva).

Il trasferimento è previsto entro il 2026, nell’ambito della riforma UN@80. Nairobi ospita già UNEP e UN‑Habitat, diventando così uno dei principali hub mondiali dell’ONU.

Nairobi, the capital city of Kenya

Un incontro importante

L’incontro a Nairobi fa parte del primo tour regionale di Haavisto. Segue i recenti colloqui a Khartoum con il presidente del Consiglio sovrano di transizione, il generale Abdel Fattah al-Burhan.

Le Nazioni Unite cercano di porre fine al conflitto che dura da quasi tre anni e i colloqui sono intesi come un’opportunità costruttiva per scambiare opinioni sulla protezione dei civili.

Una mediazione più ampia

Prima di arrivare in Kenya, Haavisto ha avuto colloqui al Cairo durante il fine settimana con funzionari egiziani, la Lega Araba e membri della diaspora sudanese.

La missione diplomatica coincide con un’intensificazione delle operazioni umanitarie delle Nazioni Unite nella capitale sudanese, contrassegnando un importante ritorno a Khartoum, dove gli uffici erano rimasti in gran parte chiusi dall’inizio della guerra.

Le Nazioni Unite stimano che oltre 1,6 milioni di persone siano tornate a Khartoum negli ultimi mesi, nonostante la presenza di ordigni inesplosi e infrastrutture danneggiate.

Il Piano di intervento e di risposta umanitaria per il Sudan del 2026, che prevede uno stanziamento di 2,9 miliardi di dollari per assistere 20 milioni di persone, rimane gravemente sottofinanziato, avendo raggiunto solo il 16% dell’obiettivo prefissato, con appena 465 milioni di dollari ricevuti finora.

Cosa è successo in Sudan

Il Sudan è precipitato nella guerra civile dall’aprile 2023, quando il generale Abdel Fattah al‑Burhan, capo dell’esercito regolare (SAF), e Mohamed Hamdan Dagalo “Hemeti”, leader delle Rapid Support Forces (RSF), ex alleato, si sono scontrati per il controllo dello Stato.

Il conflitto è diventato regionale: gli Emirati Arabi Uniti sono spesso indicati come sostenitori delle RSF di Dagalo, mentre l’Arabia Saudita ha appoggiato Burhan, anche per contenere l’influenza emiratina e garantire stabilità sul Mar Rosso. Negli ultimi mesi la fazione di Burhan avrebbe recuperato terreno militare e diplomatico, aggravando però una crisi umanitaria devastante.