Tra Stati Uniti e RDC c’è l’accordo su migranti e deportazioni

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Usa ed RDC verso l’accordo sui migranti che Donald Trump vuole deportare e Félix Antoine Tshisekedi Tshilombo, presidente della Repubblica Democratica del Congo si appresterebbe ad ospitare. Il tutto secondo uno schema già fatto proprio da altri Paesi africani.

Nei primi giorni di aprile 2026 è emersa con chiarezza una notizia destinata a far discutere. La Repubblica Democratica del Congo (RDC) ha confermato l’esistenza di un patto siglato con gli Stati Uniti per accogliere temporaneamente migranti espulsi dal territorio americano, nell’ambito della strategia statunitense delle cosiddette third‑country deportations.

L’intesa, annunciata ufficialmente dal Ministero delle Comunicazioni di Kinshasa il 5 aprile, arriva dopo settimane di indiscrezioni e negoziati rivelati da Reuters e da fonti delle Nazioni Unite. Fino a pochi giorni prima, infatti, si parlava soltanto di trattative in corso; con la dichiarazione del governo congolese, l’accordo ha assunto una dimensione politica concreta, anche se molti aspetti restano non chiariti.

Chi sono i migranti coinvolti

È importante distinguere la natura dell’operazione. Non si tratta di cittadini congolesi né di migranti diretti verso gli Stati Uniti, bensì di persone che si trovavano irregolarmente negli USA e che non possono essere rimpatriate nei loro Paesi d’origine, per ragioni di sicurezza o per l’assenza di accordi diplomatici. In questi casi Washington ricorre a Stati terzi disposti a ospitarli temporaneamente.

Secondo fonti ONU e diplomatiche, tra i profili ipotizzati figurano migranti sudamericani, inclusi venezuelani, ma le autorità non hanno diffuso elenchi ufficiali di nazionalità né numeri precisi.

 

I termini dell’accordo

Il governo congolese ha definito l’intesa ‘temporanea’, precisando che non è previsto alcun reinsediamento permanente e ogni caso sarà valutato individualmente secondo la legge nazionale. Tutti i costi logistici e finanziari saranno coperti dagli Stati Uniti e non ci saranno trasferimenti automatici o indiscriminati.

Sono state inoltre predisposte strutture di accoglienza nei pressi di Kinshasa, ma senza dettagli sul numero degli arrivi né sulla durata dell’ospitalità.

Il contesto geopolitico

L’accordo migratorio si inserisce in un quadro politico più ampio. Gli Stati Uniti stanno rafforzando la loro presenza in Africa centrale, anche attraverso il ruolo di mediazione nel conflitto tra RDC e Rwanda e, soprattutto, per assicurarsi l’accesso a risorse strategiche come il cobalto, fondamentale per le filiere tecnologiche ed energetiche

La RDC si aggiunge così a una lista crescente di Paesi africani – tra cui Ghana, Camerun, Eswatini, Guinea Equatoriale e Rwanda – che hanno già accettato accordi simili con Washington.

Le critiche e le preoccupazioni

L’intesa ha sollevato forti critiche da parte di giuristi e organizzazioni per i diritti umani. Le principali preoccupazioni riguardano il trasferimento forzato di persone in Paesi con cui non hanno legami culturali o familiari, il rischio di violazioni del diritto d’asilo e la sorte di migranti che negli USA godevano di ordini di protezione giudiziaria.

Anche nella RDC non mancano le contestazioni. Alcune ONG e rappresentanti della società civile denunciano la scarsa trasparenza dell’accordo e sottolineano come il Paese sia già gravato da milioni di sfollati interni e gravi problemi di sicurezza.

Una questione aperta

Sebbene l’accordo sia stato confermato politicamente, molti elementi restano indefiniti: numero dei migranti, durata dell’ospitalità e reale tutela dei diritti delle persone trasferite. La vicenda del Congo rappresenta così un nuovo capitolo, controverso, della gestione globale delle migrazioni, in cui sicurezza, diritti umani e interessi geopolitici si intrecciano sempre più strettamente.

Il tutto avviene, mentre gli Usa sembravano concentrati nell’attacco all’Iran portato assieme ad Israele, con tutte le conseguenze in tema energetico che si sono innescate in ogni parte del globo, Africa compresa.

Intanto, inoltre, sul Lago Kivu persistono le tensioni e gli scontri tra la RDC e il gruppo M23. Il tema è ampio: il controllo delle rotte lacustri, il traffico di armi e combattenti, la presenza di milizie sulle rive e la presunta ingerenza ruandese. Il lago resta un asse strategico instabile per sicurezza, economia locale e sfollati civili.