Ruto al G7 con gli amici Trump, Macron e Meloni…

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La presenza di William Ruto al G7 di Évian non è stata solo un passaggio di protocollo. Emmanuel Macron lo ha invitato in casa per portare nel club delle grandi economie una voce africana su investimenti, debito, clima e digitale.

Secondo lo State House kenyota, Ruto era chiamato a rappresentare la posizione comune maturata all’Africa Forward Summit di Nairobi. E Reuters ricorda che all’appuntamento dei grandi del pianeta, oltre ai membri G7, tra gli invitati figuravano ‘soltanto’ Kenya, India, Brasile e Corea del Sud, in un vertice dominato – come temi – da Ucraina, Iran, AI e debito dei Paesi in via di sviluppo.

Air Ruto

In questo quadro Ruto si è mosso da presidente che ha fatto della ‘mobilità’ diplomatica internazionale una leva politica. A Évian ha ritrovato i suoi “amici” strategici: Donald Trump, Giorgia Meloni ed Emmanuel Macron, presenti con lui nella sessione sulle partnership internazionali per gli investimenti.

Con Washington, il Kenya ha costruito un asse molto forte: è stato designato Major Non-NATO Ally degli Stati Uniti e nel dicembre 2025 ha firmato un accordo sanitario quinquennale da oltre 1,6 miliardi di dollari.

Le foto sono prodotte dall'AI anche in copertina
Ruto e Macron versione AI

Con la premier dell’Italia, Ruto si era appena visto a Roma, dove ha chiuso con Meloni un Action Plan 2026-2029, legato al Piano Mattei, su commercio, energie rinnovabili, sicurezza alimentare e sviluppo del settore privato.

Con Macron, il rapporto è ancora più fresco: nel maggio 2026 Nairobi ha ospitato l’Africa Forward Summit e Francia e Kenya hanno firmato nuovi accordi su energia, fibra, acqua ed educazione.

Iperattivismo

Il punto politico è che questa iper-diplomazia ha due facce. All’estero accredita il Kenya come piattaforma africana affidabile. In patria, però, alimenta critiche: opposizione e cittadini accusano Ruto di viaggiare troppo e di pesare sui contribuenti. Lui si difende sostenendo di non viaggiare “da turista”, ma da capo diplomatico del Paese.

Nel suo intervento al G7 di Évian, Ruto ha chiesto ai leader globali di cambiare radicalmente il modo in cui guardano all’Africa. “Il continente, ha detto, non deve più essere considerato un problema da risolvere, un peso da sostenere o un destinatario passivo di aiuti”.

L’Africa è invece “una risorsa strategica per la prosperità globale”: possiede minerali critici necessari alla transizione energetica, enormi potenzialità nelle energie rinnovabili, terre coltivabili ancora poco valorizzate e una “popolazione giovane destinata a diventare una quota decisiva della forza lavoro mondiale”.

Partenariati seri

Ruto ha insistito su un nuovo paradigma di cooperazione: non più assistenza, carità o dipendenza, ma partenariati fondati su uguaglianza sovrana, benefici reciproci e investimenti. Secondo il presidente kenyota, per troppo tempo il futuro dell’Africa è stato discusso in stanze in cui l’Africa non aveva un posto. Ora il continente vuole essere parte attiva nella definizione delle regole della nuova economia globale.

Il nodo centrale è la finanza

Ruto ha denunciato il costo eccessivo del debito africano e la percezione distorta del rischio da parte dei mercati e delle agenzie di rating. L’Africa, ha sottolineato, non manca di capitale: tra fondi pensione, assicurazioni, banche e riserve esistono risorse interne enormi, ma servono strumenti per mobilitarle. Per questo ha chiesto al G7 garanzie, meccanismi di condivisione del rischio e sostegno alle istituzioni finanziarie africane.

Infine, Ruto ha collegato sviluppo, riforma delle istituzioni internazionali e tecnologia: l’Africa non vuole essere solo consumatrice di intelligenza artificiale, ma sedere al tavolo dove se ne scrivono le regole.

Prospettiva elezioni

La proiezione internazionale di Ruto va letta anche dentro una prospettiva molto domestica. Le prossime elezioni generali kenyote sono previste per l’agosto 2027 e il presidente è già, di fatto, in campagna permanente. La sua strategia sembra chiara: presentarsi non solo come leader nazionale, ma come interlocutore globale indispensabile, capace di portare investimenti, accordi bilaterali, riconoscimento diplomatico e nuovi margini finanziari al Kenya. È una postura che parla ai partner esterni, ma anche agli elettori: Ruto vuole dimostrare che il Kenya, sotto la sua guida, conta di più nel mondo.

Narrazione insufficiente

Il problema è che questa narrazione non basta, da sola, a blindare la rielezione. Secondo un sondaggio TIFA pubblicato a maggio 2026, Ruto resta il singolo candidato più forte in vista del 2027, con il 24% delle preferenze, davanti a Kalonzo Musyoka, Fred Matiang’i, Edwin Sifuna e Rigathi Gachagua. Ma il quadro resta molto fluido, con opposizioni frammentate e una quota ancora significativa di indecisi.

La vera vulnerabilità di Ruto è interna: costo della vita, tasse, debito pubblico, disoccupazione giovanile, accuse di corruzione e gestione dura delle proteste. Reuters ha sottolineato come il rapporto con la Gen Z sia diventato uno dei nodi più delicati della sua presidenza, dopo le mobilitazioni contro tasse, brutalità di polizia e mancanza di opportunità. A questo si aggiunge la frattura con Rigathi Gachagua e il peso del voto del Mount Kenya, decisivo nel 2022 e oggi molto più incerto.

Il 2027 si giocherà proprio qui: vincerà la statura globale del presidente o la pazienza, scarsa, e molto meno diplomatica, degli elettori kenyoti?