Sostenibilità e impegni ESG in generale sempre in primo piano. Nonostante l’incertezza normativa e un contesto geopolitico sempre più instabile, la sostenibilità continua a rappresentare una priorità strategica per le imprese. È quanto emerge dall’Executive Benchmark Survey 2026 di Workiva, Data Pressures Mount as Instability Continues, secondo cui soltanto il 3% delle organizzazioni globali ha ridotto gli impegni ESG nell’ultimo anno. Una percentuale minima, che segnala come, pur tra pressioni e turbolenze, l’attenzione verso l’ambiente e la responsabilità sociale non stia affatto diminuendo.
Al contrario, la sostenibilità evolve da esercizio di conformità a vero motore competitivo. Il 97% dei leader aziendali intervistati ritiene infatti che integrare dati finanziari e non finanziari sia un vantaggio strategico fondamentale, capace di evidenziare inefficienze e individuare nuove opportunità di crescita. La survey, che ha coinvolto circa 1.500 professionisti e oltre 300 investitori istituzionali, descrive un panorama in cui la rendicontazione ESG diventa parte integrante della governance aziendale e non più un adempimento accessorio.
Se il quadro politico ed economico rimane dominato dalla volatilità, le aziende reagiscono con un’accelerazione dell’innovazione digitale. L’83% delle organizzazioni dichiara di aver aumentato gli investimenti tecnologici proprio a causa dell’instabilità globale.
ESG e dati
I dati sono potere, ma solo se l’azienda sa organizzarli, interpretarli e comunicarli. In assenza di una solida governance, però, la mole crescente di informazioni rischia di trasformarsi in un fattore di rischio anziché in una risorsa.
Ed è proprio questo uno dei nodi critici evidenziati dalla ricerca. Oltre la metà dei professionisti afferma che i problemi legati ai dati limitano la capacità dell’azienda di agire in modo strategico. Il 29% lamenta la mancanza di dati in tempo reale, mentre il 28% denuncia l’impossibilità di accedere a informazioni bloccate in silos dipartimentali. Una frammentazione che, secondo il 95% degli investitori istituzionali, è oggi sottovalutata dai vertici aziendali, ma che ha un impatto diretto sulla qualità della rendicontazione finanziaria e sulla credibilità delle dichiarazioni ESG.

La survey mette inoltre in luce una divergenza importante tra la percezione delle imprese e quella degli investitori. Solo il 12% dei leader aziendali indica la mitigazione del rischio come principale motore degli sforzi ESG, dando invece priorità ai potenziali benefici economici. Gli investitori, al contrario, considerano il rischio climatico già decisivo: il 42% afferma che gli eventi meteorologici estremi influenzano concretamente le scelte di investimento, mentre il 97% vede nell’integrazione tra dati finanziari e non finanziari lo strumento più efficace per una valutazione accurata del rischio a lungo termine.
Opportunità e rischi
Secondo Andromeda Wood, Vice President of Regulatory Strategy di Workiva, la sfida per le imprese è proprio trovare un equilibrio tra opportunità e rischi in un contesto fatto di pressioni e norme in continua evoluzione. Per riuscirci, molte organizzazioni stanno investendo nella qualità dei dati e nell’automazione dei processi: entro il 2026, il 45% prevede di automatizzare raccolta e validazione delle informazioni. L’intelligenza artificiale gioca già un ruolo centrale: il 91% dei leader afferma che l’AI migliora il valore strategico e la tempestività delle decisioni finanziarie.

Rimane però una condizione imprescindibile: garantire l’affidabilità dei dati che alimentano gli algoritmi. Per questo sempre più aziende stanno adottando piattaforme dedicate e strumenti enterprise, evitando l’uso di chatbot pubblici per processi critici come la rendicontazione.
In definitiva, la survey Workiva conferma un trend chiaro: nonostante l’incertezza globale, le imprese continuano a investire in sostenibilità, tecnologia e governance dei dati, riconoscendo nella gestione integrata delle informazioni un asset strategico per innovare, competere e crescere.