Costa d’Avorio-Senegal e il primato francofono nell’Africa occidentale

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Senegal contro Costa d’Avorio? Ai Mondiali 2026 non sarà, almeno nella prima fase, una partita vera. Il Senegal è nel gruppo con Francia, Norvegia e Iraq: non sarà facile passare il turno avendo come ostacolo quei norvegesi che hanno eliminato l’Italia. La Costa d’Avorio è nel gruppo con Germania, Ecuador e Curaçao e potrebbe alla fine riuscire a passare il primo sbarramento del torneo.

Ma dentro il grande torneo americano si giocherà comunque una specie di derby a distanza: quello tra le due nazionali francofone più ambiziose dell’Africa occidentale. Due squadre diverse, due storie diverse, due modi diversi di rappresentare il continente davanti al mondo.

Il Senegal arriva con l’immagine della nazionale solida, adulta, ormai abituata a stare tra le grandi. Ha vinto l’ultima Coppa d’Africa, battendo il Marocco in finale (a cui poi il torneo è stato riaggiudicato, ma la vittoria sul campo resta), e porta con sé un’identità calcistica molto riconoscibile: fisicità, organizzazione, talento offensivo, leadership. Sadio Mané resta il simbolo, anche quando non è più soltanto il presente ma anche la memoria vivente di una generazione vincente. Attorno a lui ci sono Kalidou Koulibaly, Édouard Mendy, Nicolas Jackson, Pape Matar Sarr, Iliman Ndiaye: nomi che raccontano un calcio ormai pienamente globale, cresciuto tra Dakar, l’Europa e il Golfo. Genetica pallonara che in qualche misura rappresenta anche il ciclo di trasformazione del Paese.

La Costa d’Avorio, invece, ha il fascino della potenza intermittente. È stata campione d’Africa nel 2024 in casa, poi all’ultima Coppa d’Africa si è fermata ai quarti contro l’Egitto. Ma resta una nazionale di enorme tradizione, quella degli Elefanti, erede della generazione di Drogba, Touré, Gervinho, oggi rappresentata da Franck Kessié, Simon Adingra, Evan Ndicka, Wilfried Singo, Seko Fofana, Ibrahim Sangaré. Meno lineare del Senegal, forse meno continua, ma capace di accendersi e trascinare.

Una vetrina perfetta

Il Mondiale diventa così la vetrina perfetta di un confronto più ampio. Perché Senegal e Costa d’Avorio non competono solo sul campo. Come ha raccontato anche The Africa Report, sono due candidati credibili a un primato occidentale africano: economico, politico, culturale, simbolico.

Favorita la Cote d’Ivoire…

La Costa d’Avorio oggi parte avanti per peso economico. Ha un PIL più alto, Abidjan è uno degli hub finanziari e logistici più importanti della regione, il Paese resta centrale nel cacao mondiale e sta diversificando verso energia, miniere, infrastrutture, servizi. È un modello pragmatico: crescita, investimenti, continuità amministrativa, apertura agli affari. Il suo limite è l’inclusione. La ricchezza cresce, ma non sempre raggiunge con la stessa forza le fasce più fragili della popolazione.

Il Senegal è più piccolo, ma ha un capitale politico e culturale fortissimo. Dakar è un centro intellettuale, artistico, universitario, musicale. È il Paese di Senghor, della Négritude, della Francofonia pensata non come sudditanza ma come spazio culturale da reinterpretare. Oggi, con il petrolio e il gas, il Senegal può cambiare scala. Ma deve farlo dentro una fase delicata: debito, aspettative sociali, promesse sovraniste, bisogno di riforme.

… ma il Senegal è più aperto

Anche la governance distingue i due modelli. Il Senegal resta più pluralista, più democratico, più attraversato dal dibattito politico. La Costa d’Avorio appare più stabile e più centralizzata, con Alassane Ouattara come figura dominante: rassicurante per mercati e investitori, ma più controversa sul piano democratico.

Il rapporto con la Francia è forse la chiave più interessante. Dakar sta ridiscutendo quel legame in nome della sovranità: meno presenza militare, meno automatismi, più distanza politica. Abidjan, invece, lo sta normalizzando senza romperlo: meno dipendenza formale, ma continuità economica e diplomatica.

Il derby, allora, è questo: Senegal contro Costa d’Avorio non è solo calcio. È la sfida tra due idee di Africa francofona: una più politica, culturale e sovranista; l’altra più economica, pragmatica e orientata alla crescita. Ai Mondiali giocheranno in campi diversi. Ma il confronto, in realtà, è lo stesso.