Il Great Wealth Transfer non è più una previsione lontana: è già iniziato. Secondo Cerulli Associates, entro il 2045 negli Stati Uniti passeranno di mano circa 84,4 trilioni di dollari: 72,6 trilioni verso eredi e beneficiari, 11,9 trilioni verso cause filantropiche e charitable giving. È uno spostamento enorme di capitale, ma anche di potere decisionale, valori, responsabilità e visione del futuro. Lo stesso fenomeno chiama in causa anche l’Europa e l’Italia, senza troppe differenze di trend e importanza strutturale del cambiamento.
Cosa è il family office
In questo scenario economico e sociale il family office smette di essere soltanto una struttura tecnica per gestire patrimoni importanti. Diventa una cabina di regia. Un luogo in cui si tengono insieme investimenti, fiscalità, governance familiare, passaggi generazionali, educazione degli eredi, filantropia, reputazione e impatto sociale. Tradizionalmente, il family office nasce per rispondere a un’esigenza molto concreta: centralizzare la gestione di un patrimonio complesso.
Può essere un single family office, costruito intorno a una sola famiglia, oppure un multi family office, che offre servizi condivisi a più famiglie con patrimoni importanti. In entrambi i casi, la funzione non è solo amministrativa: riguarda la gestione strategica di asset finanziari, immobiliari, societari, legali, fiscali e filantropici.
Un ruolo più esteso
La vera novità, però, è che oggi il family office viene chiamato a occuparsi non solo del patrimonio, ma della continuità del patrimonio nel tempo. E qui il tema diventa molto più delicato. Deloitte segnala che il 41% delle famiglie coinvolte nelle sue analisi affronterà un passaggio generazionale entro i prossimi dieci anni, ma una quota analoga risulta ancora senza un piano strutturato di successione.
Questo è il punto chiave: trasferire ricchezza non significa semplicemente trasferire asset. Significa preparare chi li riceverà. Significa creare regole, linguaggi comuni, meccanismi decisionali, luoghi di confronto tra generazioni. Significa evitare che il patrimonio diventi terreno di conflitto, dispersione o paralisi.
Per questo, accanto alla struttura del family office, cresce il ruolo della figura consulenziale strategica, ‘single’ o ‘multi’: un professionista o un team di professionisti, capaci di muoversi tra finanza, governance familiare, filantropia, impatto, legacy e relazione tra generazioni. Non è solo un advisor finanziario. È un facilitatore di visione.
Il suo compito è aiutare la famiglia a rispondere ad alcune domande decisive. Che cosa vogliamo proteggere? Che cosa vogliamo far crescere? Che cosa vogliamo restituire? Quale ruolo avranno gli eredi? Quale parte del patrimonio può diventare investimento, quale può diventare impatto, quale può diventare filantropia strutturata?
Una nuova interlocuzione per gli ETS
Dentro questa trasformazione, la filantropia non è più un capitolo accessorio. Diventa uno degli strumenti attraverso cui una famiglia definisce la propria identità pubblica e privata. Una parte rilevante del Great Wealth Transfer non finirà solo nei portafogli degli eredi, ma anche in fondazioni, donazioni, progetti sociali, università, ricerca, cooperazione internazionale, salute, educazione, ambiente.
Per le organizzazioni non profit, questo apre una fase nuova. Non basterà più “chiedere una donazione”. Sarà sempre più importante saper dialogare con famiglie, consulenti, family office e nuove generazioni di donatori su progettualità solide, misurabili, coerenti con una visione di lungo periodo.
Il family office, in questo senso, può diventare un interlocutore strategico per il Terzo Settore. Non solo perché gestisce grandi patrimoni, ma perché spesso accompagna famiglie che stanno cercando di capire quale impronta lasciare. E le nuove generazioni sembrano chiedere sempre più spesso trasparenza, impatto, coerenza e coinvolgimento diretto.

Lo conferma anche l’evoluzione del mercato globale della ricchezza: secondo Capgemini, nel 2025 la ricchezza globale degli high-net-worth individuals è cresciuta dell’8,7%, raggiungendo 98,3 trilioni di dollari, con una popolazione HNWI arrivata a 25,3 milioni di persone. E Citi, nel suo Global Family Office Report 2025, descrive family office sempre più orientati a investimento diretto, resilienza di portafoglio e professionalizzazione della governance. Stime diverse ma sempre generose arrivano anche da BCG.
La ricchezza, insomma, sta crescendo. Ma stanno anche cambiando proprietari, linguaggi e aspettative. Per questo il family office non è più solo “l’ufficio della famiglia”. È sempre più il luogo in cui si decide se un patrimonio sarà soltanto conservato o se diventerà anche progetto, responsabilità, futuro condiviso.
Dentro il family office, single o multi
Un family office è una struttura consulenziale e operativa creata per gestire in modo integrato il patrimonio, gli interessi e la continuità di una famiglia imprenditoriale o ad alto patrimonio. Non è solo “chi investe i soldi”: è una cabina di regia che tiene insieme finanza, fiscalità, successione, governance familiare, filantropia, rischi, reputazione e spesso anche educazione delle nuove generazioni.
La distinzione di base è tra single family office, dedicato a una sola famiglia, e multi family office, che serve più famiglie condividendo struttura, competenze e costi. Il single family office offre massimo controllo e personalizzazione, ma richiede costi e complessità maggiori; il multi family office è più efficiente e accessibile, ma lascia alla famiglia meno controllo diretto sulla struttura.
La struttura può cambiare molto in base alla dimensione del patrimonio, al numero di rami familiari, alla presenza di aziende operative e al livello di complessità internazionale.
I temi cruciali
Però, in generale, un family office maturo ruota intorno a queste aree: Governance familiare (il family office non deve solo conservare ricchezza, ma evitare che il passaggio generazionale produca conflitto, dispersione o perdita di direzione); Investment office (gestione degli investimenti finanziari e patrimoniali); Amministrazione, controllo e reporting (contabilità patrimoniale; ma anche coordinamento tra banche, fiduciari, commercialisti, avvocati e advisor); Fiscalità, legale e successione; Risk management, sicurezza e reputazione (la ricchezza complessa genera anche rischi complessi); Philanthropy, impact e legacy.
Questa è l’area che sta crescendo di più in rilevanza culturale. Una volta era spesso vista come “beneficenza di famiglia”. Oggi, invece, può diventare una parte strutturale della strategia familiare: fondazioni, donor-advised fund, erogazioni filantropiche, impact investing, partnership con enti non profit, progetti educativi, sanitari, ambientali o sociali.

Qui il family office aiuta la famiglia a passare da una donazione episodica a una logica più matura: quali cause vogliamo sostenere? con quale modello? Con quali metriche? Con quale coinvolgimento degli eredi? Con quale equilibrio tra discrezione, reputazione e impatto?
In questo contesto disporre anche di un Philanthropy / Impact advisor aiuta la famiglia a strutturare la parte filantropica o di impatto. Può occuparsi di definizione delle cause prioritarie; selezione degli enti partner; due diligence sui progetti; costruzione di fondazioni; misurazione dell’impatto; coinvolgimento delle nuove generazioni; racconto della legacy familiare. Questa figura diventa particolarmente importante nell’era del Great Wealth Transfer, perché molti eredi chiedono che la ricchezza abbia anche una direzione sociale, ambientale o culturale.
In estrema sintesi
La struttura migliore non è necessariamente quella più grande. È quella più coerente con la famiglia. Una famiglia con patrimonio principalmente finanziario avrà bisogno di un forte ‘investment office’. Una famiglia imprenditoriale avrà bisogno di ‘governance’, successione e dialogo con l’azienda. Una famiglia molto esposta pubblicamente avrà bisogno di ‘reputazione’, sicurezza e comunicazione. Una famiglia con forte vocazione sociale avrà bisogno di ‘filantropia’, impact strategy e misurazione dei risultati. La vera professionalità chiave, oggi, è quella capace di tenere insieme questi tre livelli. Non solo proteggere il patrimonio, ma aiutare la famiglia a decidere che cosa quel patrimonio deve diventare nel tempo.