AI, avanza l’integrazione in azienda ma la formazione rincorre

L’intelligenza artificiale non sostituisce il continuos learning. Le esigenze di formare e aggiornare i propri quadri si moltiplicano. L’AI sta cambiando il modo in cui impariamo, decidiamo, collaboriamo e costruiamo valore dentro le organizzazioni, ma certe dinamiche e paradigmi di base non cambiano. È questa, in sintesi, la fotografia che emerge da EDUNext. Nuovi scenari per l’Education e le competenze nell’era dell’AI, il terzo rapporto dell’Osservatorio Look4Ward promosso da Intesa Sanpaolo insieme al Centro di Ricerca in Strategic Change “Franco Fontana” della Luiss.

Un’azienda su tre usa l’AI, più avanti il nord ovest

Il dato di partenza racconta una trasformazione già in corso, ma ancora incompleta. Oggi il 31% delle imprese italiane ha già implementato soluzioni di intelligenza artificiale o le sta sperimentando attivamente: il 15% le ha adottate, contro l’8% rilevato nel 2025, mentre il 16% è in fase di sperimentazione, rispetto all’11% dell’anno precedente.

Il 69% delle aziende, però, non ha ancora introdotto strumenti di AI. La tecnologia avanza, ma lo fa in modo disomogeneo: più rapidamente nelle grandi imprese, nel Nord-Ovest e nei servizi; con maggiore lentezza in altri settori, a partire dalla manifattura.

Il punto più interessante del rapporto, però, non riguarda solo quanto l’AI sia già presente nelle imprese, ma come viene accompagnata. Qui emerge il vero paradosso: la diffusione della tecnologia corre più velocemente della capacità delle organizzazioni di costruire percorsi formativi solidi, continuativi e accessibili.

Formazione in ritardo e incompleta

Tra le imprese che usano o sperimentano l’intelligenza artificiale, l’85% ha avviato o sta progettando iniziative dedicate alla formazione. Ma solo il 19% dispone di percorsi strutturati e continuativi, mentre il 48% si limita ancora a iniziative occasionali o pilota. Anche la platea coinvolta resta parziale: solo il 46% dei dipendenti delle imprese adottanti ha ricevuto formazione specifica sull’AI negli ultimi dodici mesi. In altre parole, quasi una persona su due resta esclusa da un cambiamento che pure sta già incidendo sul lavoro quotidiano.

Questo squilibrio diventa ancora più evidente guardando agli investimenti futuri. Il 44% delle imprese non prevede alcun investimento in formazione sull’AI nei prossimi 12-24 mesi e soltanto il 12% dichiara di utilizzare in modo efficace i dati raccolti per migliorare i propri programmi formativi. La formazione, quindi, è riconosciuta come tema importante, ma non sempre viene trattata come una vera leva strategica. Spesso manca una governance chiara, mancano strumenti di misurazione, manca la capacità di personalizzare i percorsi sui bisogni reali delle persone.

EDUNext aiuta anche a superare un equivoco molto diffuso: nell’era dell’AI non servono solo competenze tecniche.

Competenze allargate

Al contrario, diventano sempre più decisive le competenze trasversali: adattabilità, comunicazione efficace, pensiero critico, etica e responsabilità, creatività, leadership, empatia. Sono le skill che permettono di non subire la tecnologia, ma di governarla. Non a caso, quando un sistema di intelligenza artificiale propone un risultato, l’86% dei rispondenti dichiara di verificarlo e, se necessario, modificarlo o integrarlo. Lo 0% dice di accettarlo così com’è. È un dato piccolo solo in apparenza: conferma che il cuore della trasformazione non è la sostituzione dell’intelligenza umana, ma la sua capacità di restare autonoma, critica e responsabile.

La conclusione è chiara: l’AI non riduce il bisogno di educazione, lo aumenta. Per imprese, scuole e università la sfida non è semplicemente introdurre nuovi strumenti, ma costruire ecosistemi formativi capaci di unire tecnologia e capitale umano. Perché il futuro del lavoro non dipenderà solo da quanto saranno potenti le macchine, ma da quanto saremo preparati noi a usarle con consapevolezza.

 

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