Alle prossime elezioni in Kenya, previste per il 2027, la GenZ rappresenterà una delle componenti più dinamiche e potenzialmente decisive dell’elettorato. Secondo le proiezioni della Independent Electoral and Boundaries Commission (IEBC), il Paese mira a registrare circa 5,6–5,7 milioni di nuovi elettori, in larga parte giovani nati dopo il 1996, destinati a ridefinire gli equilibri politici tradizionali.
Un blocco elettorale in espansione
La stima di oltre cinque milioni di nuovi elettori Gen Z è coerente con una tendenza demografica di lungo periodo. Il Kenya è un Paese giovanissimo, con il 75% della popolazione sotto i 35 anni. Questa crescita significa che, ogni ciclo elettorale, milioni di giovani entrano nel corpo elettorale, alimentando uno ‘youth bulge’ che potrebbe rendere i giovani quasi la metà dell’elettorato complessivo entro il 2027.
Le nuove registrazioni previste dall’IEBC, 2,27 milioni nel primo anno e oltre 3,4 milioni nel successivo, porterebbero il totale dei votanti registrati a circa 28 milioni, con i giovani come componente prevalente.
Geografia della partecipazione: un nuovo quadro regionale emergente
Non esiste ancora uno studio completo che fornisca una mappa definitiva della distribuzione regionale della Gen Z elettorale per il 2027, ma alcune fonti iniziano a delineare tendenze significative.
In particolare, dati citati da Western Insight indicano che, nell’emissione delle carte d’identità, prerequisito per la registrazione al voto, le regioni di Nyanza, Western, Rift Valley e Lower Eastern mostrano incrementi molto più alti rispetto alla tradizionalmente dominante regione del Monte Kenya. Questo dettaglio è cruciale perché la disponibilità di documenti d’identità è uno dei principali colli di bottiglia per la registrazione giovanile.
Se queste tendenze venissero confermate anche nelle fasi successive del processo elettorale, potrebbero emergere aree del Paese finora meno centrali nei calcoli politici come poli strategici nella mobilitazione della nuova generazione.
Apatia, protesta e trasformazione politica
Un aspetto fondamentale da tenere presente è che la grandezza numerica della Gen Z non si traduce automaticamente in partecipazione elettorale. Nei cicli elettorali precedenti, infatti, il coinvolgimento dei giovani è stato sorprendentemente basso: alle elezioni del 2022 solo 2,3 milioni di elettori tra i 18 e i 24 anni risultavano registrati, una quota pari a meno del 10% del totale dei votanti.
Questa bassa partecipazione non va però interpretata come apatia politica: diversi rapporti, tra cui Youth Pulse e le analisi dell’AFSC, mostrano come i giovani kenyoti siano profondamente impegnati su temi di governance, giustizia sociale, trasparenza e sfiducia verso la classe politica tradizionale. Le proteste del 2024, guidate in larga parte da Gen Z, confermano una transizione da un’attivazione politica informale a una domanda sempre più strutturata di partecipazione.

Il ruolo attivatore dei social
I giovani stanno sfruttando il potere dei social media per mobilitare i loro coetanei a registrarsi. Una di queste iniziative è #TukoKadi, una campagna online guidata dai giovani volta a mobilitare i giovani affinché si recano in gran numero e si registrino come elettori.
Una forza che può cambiare le elezioni
Diversi analisti convergono sull’idea che i giovani, meno radicati nelle appartenenze etniche tradizionali e più sensibili ai temi economici e di accountability, potrebbero destrutturare i tradizionali blocchi elettorali etno-regionali.
La cosiddetta ‘Scramble for Gen Z vote’, già evidente nelle strategie dei principali partiti politici, riflette questa consapevolezza: oltre 10 milioni di giovani saranno eleggibili per il voto nel 2027, e candidate e candidati di tutte le aree politiche stanno cercando di posizionarsi come interpreti credibili delle loro richieste.
Ruto ci prova ma…
Il presidente William Ruto ha cercato di riconquistare la fiducia della Gen Z kenyota attraverso una combinazione di programmi economici, dialogo politico e riforme amministrative. La misura più significativa è NYOTA, un’iniziativa da 20 miliardi di KES in partnership con la Banca Mondiale, che punta a sostenere oltre 800.000 giovani tramite formazione, incentivi al risparmio e grant da 50.000 KES per avviare piccole attività imprenditoriali.
Dopo le proteste del 2024 contro il Finance Bill, Ruto ha ritirato il provvedimento e aperto spazi di confronto pubblico, includendo sessioni su X Spaces con giovani e membri del governo. Ha inoltre promesso riforme per migliorare la governance, ridurre sprechi, semplificare l’accesso ai documenti d’identità e limitare la brutalità della polizia.
Candidati più papabili a intercettare il voto
La Gen Z keniota, oggi, appare largamente distante dal presidente William Ruto e incline a sostenere figure percepite come più credibili, trasparenti e vicine alle istanze di giustizia sociale. Un sondaggio Research 8020 del 2025 indica come personalità più popolari Fred Matiang’i, Babu Owino e l’ex presidente Uhuru Kenyatta, che emergono nettamente nel gradimento nazionale e intercettano meglio il malcontento giovanile. Parallelamente, nuove figure come David Maraga, ex Chief Justice, stanno guadagnando attenzione grazie al loro allineamento esplicito con le richieste di buon governo e riforme istituzionali sostenute dai giovani. Se si votasse oggi, la Gen Z kenyota preferirebbe candidati dell’opposizione o outsider riformisti, premiando chi offre credibilità e cambiamento rispetto all’establishment.