“Il nostro futuro dipende dall’Africa”. Così parlò a metà febbraio Giorgia Meloni ad Addis Abeba, partecipando all’Assemblea dei capi di Stato e di governo dell’Unione africana, nella capitale etiope. “L’Italia e l’Europa non possono pensare al futuro senza prendere l’Africa nella giusta considerazione” ha osservato la premier. Che il giorno prima aveva già partecipato al secondo vertice Italia-Africa, col premier etiope Abiy Ahmed Ali e tantissime figure di spicco dei 54 Paesi del continente.

I due eventi
Il vertice Italia‑Africa si è svolto presso l’Addis International Convention Center. Meloni ha tenuto il discorso di apertura del summit, e al centro dei lavori ci sono stati cooperazione economica, energia, infrastrutture, sicurezza alimentare, gestione dei flussi migratori, formazione, innovazione, con al centro il ruolo chiave del Piano Mattei.
La premier ha ribadito l’obiettivo di una cooperazione “da pari a pari”, senza approcci paternalistici, e l’ambizione di fare dell’Italia un ponte strategico tra Europa e Africa. Diverso il tenore del secondo impegno.
Il summit
Unica leader occidentale a partecipare al vertice a cui era presente anche Antonio Guterres per l’Onu, Meloni ha sottolineato l’importanza del suo viaggio. “L’invito a partecipare all’Assemblea dei capi di Stato e di governo dell’Unione africana, il forum dove questa organizzazione discute le sue fondamentali scelte politiche e determina la direzione strategica del Continente, è un riconoscimento che può solo rendere orgogliosa l’Italia. L’Italia lo accetta con rispetto e senso di responsabilità. È una dimostrazione di fiducia che non deluderemo”..

Il ruolo dell’Africa
“La storia ha ripreso a correre e l’Africa non è un capitolo marginale di questa corsa. Chi non comprende questo scenario rischia di restare indietro” ha detto Meloni.
L’Africa è un Continente “ricco di risorse, materie prime e terre coltivabili, che può contare su una forza decisiva nell’era della conoscenza: il capitale umano” ha detto Meloni. Sottolineando che “l’Italia ha concentrato gran parte delle proprie energie su progetti di formazione per i giovani, anche nel campo dell’Intelligenza artificiale”.
Il piano Mattei rimane essenziale per Meloni. “Non lo concepiamo come un piano italiano per l’Africa, ma come il contributo dell’Italia alla vostra agenda, con un’attenzione particolare quest’anno ai progetti legati all’acqua. E’ una piattaforma aperta per mettere il nostro knowhow, le nostre tecnologie e i nostri investimenti al servizio degli obiettivi che l’Unione africana ha delineato nell’Agenda 2063, a partire dalla creazione di un’area di libero scambio continentale integrata e prospera”.
La premier ha ricordato il ruolo dell’Italia, degli Stati Uniti e dell’Unione Europea nella costruzione del Corridoio di Lobito, la dorsale ferroviaria e infrastrutturale che collegherà i mercati africani a quelli globali.
Libertà di non emigrare
L’Italia intende continuare a essere un ponte privilegiato tra Europa e Africa e “garantire agli uomini e alle donne di questo continente una libertà troppo spesso negata, la libertà di scegliere di restare nel proprio Paese, di contribuire alla sua crescita senza essere costretti a lasciarlo, spesso pagando trafficanti senza scrupoli e rischiando la vita nel tentativo di attraversare il Mediterraneo”. Il primo ministro etiope Abiy, per converso, ha posizionato il suo Paese come ponte per la collaborazione tra Africa ed Europa, rafforzando i legami bilaterali attraverso ripetuti impegni ad alto livello con Meloni negli ultimi mesi.

Secondo Meloni per costruire un’Africa veramente libera e capace di determinare il proprio destino è cruciale affrontare la questione del debito. “L’Italia – ha detto Meloni – ha deciso di lanciare un ampio programma di conversione del debito dei Paesi africani, che prevede, tra i punti principali, la trasformazione completa del debito dei Paesi più fragili e vulnerabili in investimenti, e il rafforzamento del contributo ai fondi Ida della Banca Mondiale”. Allo stesso modo, sono state introdotto specifiche clausole di sospensione del debito nei prestiti bilaterali, consentendo ai Paesi africani colpiti da eventi climatici estremi di liberare spazio fiscale per sostenere le proprie popolazioni e ricostruire le infrastrutture essenziali.