Meno tasse per i kenioti meno abbienti e lotta all’evasione fiscale

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Meno tasse ai ceti più fragili, promette Nairobi. Ma anche una più incisiva lotta all’elusione e all’evasione fiscale. Intervenendo ad un incontro pubblico, il Segretario del Tesoro, John Mbadi ha annunciato che il governo è pronto a concedere agevolazioni fiscali ai kenioti meno abbienti. La fascia da avvantaggiare più drasticamente, secondo Mbadi, è quella dei cittadini che guadagnano meno di 30.000 scellini keniani, ovverosia meno di 200 euro al mese.

A quanto detto dal Cabinet Secretary for the National Treasury and Economic Planning anche il presidente del Kenya, William Ruto, avrebbe dato il via libera al provvedimento. Mbadi in pratica ha assicurato che chi guadagna meno di 30.000 scellini kenioti al mese non dovrebbe pagare alcuna imposta sul reddito (PAYE).
Ha definito ingiusto che i lavoratori a basso reddito siano tassati in una fase in cui l’inflazione e le deduzioni obbligatorie riducono il loro potere d’acquisto.

William Ruto

Inoltre, sarebbe interessata dalla riforma anche un’altra fascia di cittadini. Il Governo, cioè, ridurrà l’aliquota fiscale dal 30% al 25% per i lavoratori che guadagnano tra KSh 30.000 e 50.000 al mese. L’obiettivo del governo è quello di aumentare il reddito disponibile e stimolare i consumi interni.

Durante la presentazione del Budget 2025, Mbadi ha assicurato che questa era la alla forte protesta popolare contro gli aumenti previsti nella precedente Finance Act.
Il governo punterà invece su riforme, maggiore collaborazione e razionalizzazione degli incentivi fiscali.

Secondo Mbadi il governo non starebbe sovratassando i cittadini. E che l’aumento percepito delle deduzioni (es. Housing Levy e Social Health Authority) è in realtà molto limitato e non rappresenta una penalizzazione significativa.
Sullo sfondo rimane poi l’impegno a rivedere e semplificare il sistema fiscale. In diversi interventi, Mbadi ha affermato di voler rendere il sistema fiscale più equo, più semplice, meno oneroso per i redditi bassi e medi. Tra le sue proposte anche la esenzione totale delle liquidazioni, e più sensibili incentivi alla costruzione di case tramite maggiori agevolazioni sui mutui. Il tutto in un contesto di più severa lotta all’evasione fiscale, che grava ingiustamente sui lavoratori regolarmente registrati. Ha specificato che non verrà usata forza, ma maggior rigore e controlli. Diminuire le tassi a queste fasce servirà a non soffocare la vitalità dell’economia del Paese.

I keniani che lavorano pagano diverse tasse, tra cui il Pay As You Earn (PAYE), i contributi del Fondo nazionale di previdenza sociale (NSSF), le detrazioni del Fondo nazionale di assicurazione ospedaliera (NHIF)/Autorità sociale sanitaria (SHA) e l’imposta sull’edilizia abitativa.

Secondo il Mbadi, il pagamento di queste tasse ha spesso compromesso la capacità di un individuo di coprire altre spese essenziali, tra cui cibo, affitto e tasse scolastiche.

Le sue dichiarazioni arrivano in cui la Kenya Revenue Authority (KRA) sta esortando i kenioti a presentare la dichiarazione dei redditi entro il 30 giugno. L’idea è anche quella di convertire gli elusori, quelli che dichiarano redditi zero, in contribuenti regolari. L’autorità ha rivelato che su 22 milioni di individui registrati al KRA, solo 8 milioni pagano attivamente le tasse e, di questi, solo 4 milioni adempiono regolarmente ai propri obblighi fiscali.