Rischio collasso per la SHA. Ecco come (non) funziona la sanità in Kenya

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SHA è l’acronimo di Social Health Authority. È l’ente pubblico che, dal 1° ottobre 2024, nell’ambito della riforma sanitaria voluta dal governo di William Ruto, gestisce il nuovo sistema di assicurazione sanitaria nazionale del Kenya.

La SHA ha sostituito il precedente NHIF (National Health Insurance Fund), attivo dal 1966, con l’obiettivo dichiarato di ampliare l’accesso alle cure e avvicinare il Paese alla copertura sanitaria universale.

Una riforma già contestata

In Kenya è molto accesa la polemica sull’efficacia della riforma sanitaria legata alla SHA.

Molte strutture sanitarie, comprese importanti reti ospedaliere religiose e missionarie, denunciano ritardi nei rimborsi. Alcuni operatori parlano di miliardi di scellini arretrati, con ricadute sull’acquisto di farmaci, sul pagamento degli stipendi e sulla continuità dei servizi.

Diversi utenti lamentano inoltre piattaforme digitali instabili, sistemi offline e lunghe attese. In alcuni casi i pazienti avrebbero dovuto anticipare denaro contante perché il sistema non autorizzava le cure in tempo reale.

Anche sindacati degli insegnanti e dipendenti pubblici criticano il nuovo schema, sostenendo che la copertura sia peggiorata rispetto ai precedenti piani assicurativi. In alcune contee si è parlato apertamente di scioperi o richieste di uscita dalla SHA.

Think tank e media kenyani hanno inoltre sollevato dubbi su frodi nei rimborsi, strutture fantasma, appalti tecnologici e sostenibilità finanziaria del sistema. La riforma è così diventata anche un tema politico nazionale.

Il governo difende invece il progetto, sostenendo che i problemi siano fisiologici in una fase iniziale e che il nuovo sistema, una volta stabilizzato, garantirà maggiore inclusione rispetto al vecchio NHIF, ritenuto inefficiente e segnato da sprechi.

Come funziona la SHA

La SHA gestisce tre fondi sanitari previsti dal Social Health Insurance Act del 2023. Il primo è il Primary Healthcare Fund, dedicato alle cure di base e alla medicina territoriale. Il secondo è il Social Health Insurance Fund, che copre ricoveri e cure specialistiche. Il terzo è l’Emergency, Chronic and Critical Illness Fund, destinato a emergenze, malattie croniche, tumori, dialisi e patologie gravi.

Tutti i kenyani sopra i 18 anni devono registrarsi alla SHA pagando un contributo pari al 2,75% del reddito lordo, con un minimo di 300 scellini kenyani al mese, circa due euro.

La registrazione avviene online e, secondo i dati diffusi dal governo, ci sarebbero già oltre 24 milioni di iscritti, di cui più di 5 milioni avrebbero utilizzato almeno un servizio.

Il nodo dei finanziamenti

Uno dei principali problemi riguarda le risorse disponibili. Al momento del lancio, il governo avrebbe stanziato 6,1 miliardi di scellini, a fronte di un fabbisogno stimato in circa 168 miliardi annui.

Molti ospedali lamentano rimborsi troppo bassi o in ritardo. Il focus della crisi riguarda soprattutto gli ospedali pubblici, dove diversi servizi vengono erogati in perdita. Tra i più colpiti risultano i pazienti in dialisi e quelli oncologici.

Anche una commissione parlamentare sulla sanità ha segnalato inefficienze diffuse e la necessità di modificare in profondità il sistema.

Il ministro sotto pressione

Il ministro della Salute del Kenya, titolo ufficiale Cabinet Secretary for Health, è Aden Duale. Nominato nel 2025, è una figura politica di primo piano, già ministro della Difesa e poi dell’Ambiente.

Duale sostiene che la SHA sia vittima di frodi ereditate dal passato e che la riforma serva proprio a ripulire il sistema. Davanti al Parlamento ha ammesso che il nuovo schema è “sotto stress”, ma ha definito la SHA una “rivoluzione della trasparenza”.

Secondo il ministro, tornare al vecchio NHIF significherebbe ripristinare un sistema segnato da irregolarità e sprechi.

Le prossime sfide

Tra gli obiettivi dichiarati del governo ci sono il completamento della registrazione di tutti i circa 54 milioni di cittadini, la verifica dei redditi per calcolare i contributi effettivi, la digitalizzazione integrale del sistema, il pagamento degli arretrati agli ospedali e la riduzione dei tempi di rimborso entro 90 giorni.

L’esecutivo punta inoltre ad ampliare la rete delle strutture accreditate e a estendere i pacchetti di copertura sanitaria.

Il vero rischio

La SHA è una delle quattro riforme sanitarie inserite nel modello Taifa Care promosso dal governo Ruto, insieme al Primary Healthcare Act, al Digital Health Act e al Facility Improvement Financing Act.

Ma il problema centrale resta quello delle risorse economiche. Se il divario tra fondi necessari e fondi disponibili non verrà colmato rapidamente, il rischio non è soltanto il rallentamento della riforma: è il collasso dell’intero sistema sanitario pubblico kenyano.