Nel nostro paese cresce la sensibilità e l’educazione green e la differenziata e il riciclo migliorano. Il Rapporto ISPRA 2025 fotografa un’Italia che continua a progredire nella gestione dei rifiuti urbani, ma che deve ancora affrontare sfide importanti per centrare gli obiettivi europei e ridurre le disparità territoriali.
Nel 2024 gli italiani hanno prodotto 29,9 milioni di tonnellate di rifiuti urbani, con un aumento del 2,3% rispetto all’anno precedente. La buona notizia è che la raccolta differenziata ha raggiunto il 67,7%, superando il target europeo del 65%. Tuttavia, il riciclo effettivo – cioè la trasformazione dei rifiuti in nuove materie – si ferma al 52,3%, ancora sotto il 55% richiesto dall’UE per il 2025.
Nord e Sud: due velocità
Il divario territoriale resta evidente. Il Nord Italia è il motore della raccolta differenziata, con una media del 74,2%, grazie a impianti moderni e sistemi di raccolta capillari. Il Centro si ferma al 63,2%, mentre il Sud è al 60,2%, pur mostrando segnali di miglioramento. Alcune regioni meridionali, come la Sicilia, sono ancora sotto il 55%, penalizzate da carenze impiantistiche e organizzative.
Tra le regioni virtuose spiccano Emilia-Romagna (78,9% di raccolta differenziata), Veneto (78,2%), Sardegna (76,6%, un esempio positivo per il Sud), Trentino-Alto Adige (75,8%), Lombardia (74,3%).
Superano il 65% anche Marche, Valle d’Aosta, Umbria, Piemonte, Toscana, Basilicata e Abruzzo. In fondo alla classifica restano Calabria e Sicilia, ancora lontane dagli standard nazionali.
Le città: chi brilla e chi arranca
Tra le grandi città, Bologna è la più virtuosa con il 72,8%, seguita da Padova, Venezia e Milano (oltre il 60%). Roma è ferma al 48%, Napoli al 44,4%, mentre Messina e Bari sono sotto il 50%. Il divario urbano è un problema serio: le metropoli hanno più complessità logistiche e costi elevati.
Il costo medio del servizio è di 214 euro per abitante, ma varia molto: al Nord si spende meno (187 euro), al Centro di più (256 euro) e al Sud 229 euro. Dove è attiva la tariffazione puntuale – che fa pagare in base ai rifiuti effettivamente prodotti – i costi scendono a 179 euro, segno che questo sistema è efficace e va esteso.

Impianti e trattamento dell’organico
In Italia operano 625 impianti per la gestione dei rifiuti urbani, molti dedicati alla frazione organica. Nel 2024 sono state trattate 7,2 milioni di tonnellate di rifiuti organici, con un mix di compostaggio e digestione anaerobica. Questo settore è cruciale per ridurre la discarica e produrre biogas, ma il Sud è ancora carente di impianti.
Per la prima volta, l’Italia ha centrato il target europeo per il riciclo della plastica da imballaggio (51,1%). Tutte le altre frazioni – carta, vetro, metalli – hanno superato gli obiettivi fissati per il 2030. È un segnale che il sistema consortile funziona, ma serve più attenzione alla qualità della raccolta per evitare contaminazioni.
I rifiuti in discarica sono scesi al 14,8%, circa 4,4 milioni di tonnellate. È un dato positivo, ma alcune regioni continuano a dipendere dalle discariche o dall’export, con costi ambientali e economici elevati. L’incenerimento con recupero energetico resta stabile, ma non può essere la soluzione principale: l’Europa spinge verso il riciclo e il riuso.

Europa: chi corre e chi resta indietro
Nel confronto europeo, l’Italia è sopra la media UE ma dietro ai leader come Germania, Austria e Paesi Bassi, che superano il 60-65% di riciclo. Paesi mediterranei e dell’Est sono più indietro, con percentuali sotto il 40%. L’obiettivo comune è arrivare al 60% entro il 2030: una sfida che richiede investimenti e innovazione.
Le sfide per il future? Colmare il gap impiantistico nel Sud, soprattutto per l’organico. Espandere la tariffazione puntuale, premiando chi produce meno rifiuti. Sostenere il mercato delle materie prime seconde, per rendere il riciclo economicamente competitivo. Educare i cittadini sul concetto che la qualità della raccolta è fondamentale per un riciclo efficace.

Problemi da superare? Sullo sfondo rimane la necessità di passare dal riciclo all’economia circolare, progettando prodotti riutilizzabili e riducendo gli sprechi. Ma nell’immediato vanno ridotte annullate le disparità regionali e urbane, i costi elevati di alcune aree. Da superare, infine, le carenze infrastrutturali nel Sud e le normative frammentate tra regioni.