Colpa o merito di Trump, l’Europa si muove e reagisce operosamente all’arrogante presa di distanze degli Usa dallo storico alleato e alle minacce continue di dazi punitivi.
Il primo atto è stato l’accordo ancora da finalizzare del tutto con i Paesi del Mercosur, ma forse ancora più rilevante, in chiave prospettica, è il patto siglato con l’India, il Paese che già nei prossimi mesi è destinato a diventare prima o poi il più grande mercato del globo, superando la meno popolata Cina, in fase di involuzione demografica. La firma del nuovo accordo di libero scambio tra Unione Europea e India è avvenuta il 27 gennaio 2026 a Nuova Delhi, e rappresenta un passaggio storico nelle relazioni geopolitiche ed economiche globali. Ursula von der Leyen, in qualità di Presidente della Commissione Europea, è stata una delle figure che hanno ufficialmente firmato l’intesa con il premier indiano Narendra Modi che è stata definita “la madre di tutti gli accordi”.

Si crea un’area di libero scambio che coinvolge circa due miliardi di persone e rappresenta quasi un quarto del PIL mondiale. Si tratta del più grande accordo commerciale mai siglato da entrambe le parti, frutto di negoziati iniziati nel 2007, sospesi nel 2013 e rilanciati nel 2022. A Delhi erano presenti anche Antonio Costa, presidente del Consiglio europeo, il commissario europeo al Commercio, Maroš Šefčovič, al fianco del ministro indiano del Commercio e dell’Industria Piyush Goyal.

Quali economie dialogano meglio e come
L’accordo allinea due attori economici fondamentali. L’India si impegna a ridurre o eliminare i dazi sul 96,6% delle esportazioni europee, mentre l’UE liberalizzerà il 99,5% delle voci tariffarie sui beni indiani in un periodo fino a sette anni.
Gli effetti più rilevanti arrivano per il settore manifatturiero europeo (macchinari, apparecchiature elettriche e chimica saranno quasi completamente liberalizzati, con dazi che in India arrivavano fino al 44%), automotive (i dazi sulle automobili scenderanno progressivamente dal 110% al 10%), agroalimentare (vini, olio d’oliva e prodotti trasformati beneficeranno di forti riduzioni, mentre restano protetti riso, zucchero e carni). Sul fronte dei servizi, l’accordo apre spazi significativi in finanza, trasporti marittimi, proprietà intellettuale e sostenibilità, con un capitolo dedicato a clima e diritti dei lavoratori.

Come si inserisce questo accordo dopo quello UE–Mercosur
Il recente accordo UE–Mercosur ha aperto il mercato sudamericano ai prodotti industriali europei, favorendo settori come l’automotive e la meccanica. L’accordo UE–India amplifica lo stesso orientamento di apertura commerciale multilaterale e riduce la dipendenza europea dalla Cina, creando nuove catene di valore alternative. Si rafforza così il posizionamento europeo in due aree chiave: Sud America e Asia meridionale.

Come sottolineato da diversi analisti, questo nuovo accordo potrebbe essere percepito da Washington come una mossa di emancipazione, ma anche da Pechino come un tentativo europeo di riequilibrare i rapporti commerciali globali. L’Italia è fra i Paesi europei che più possono beneficiare dell’intesa, in un contesto in cui è stato già annunciato un piano di 500 milioni di euro di nuovi investimenti in India nel 2026, con l’obiettivo di raggiungere un interscambio bilaterale di 20 miliardi di dollari entro il 2029.
La nuova linea di finanziamento SIMEST dedicata all’India conferma la volontà italiana di cogliere le opportunità di joint venture, co-sviluppo e co-produzione.

E l’Africa? Gli effetti possibili
Anche se non coinvolta direttamente, l’Africa subirà conseguenze significative. Il primo è un riposizionamento delle catene globali del valore. Le industrie europee potrebbero privilegiare India ed ASEAN rispetto ai partner africani meno integrati nei mercati globali. L’accordo UE–India potrebbe ridurre la competitività dei prodotti agricoli africani verso l’Europa, già penalizzati da barriere non tariffarie. Ma questa è solo un’ipotesi conservativa. In realtà, quella che si apre, è una possibilità di triangolazione più ampia dei commerci tra Europa, India e paesi africani, specie quelli del quadrante orientale.
L’India sta investendo molto nel continente africano; l’Italia potrebbe fare leva su queste relazioni, creando partnership trilaterali in energia, logistica e manifattura leggera.
In un contesto globale segnato dalla necessità di diversificare i partner economici, l’intesa rafforza la capacità dell’Europa di agire come attore strategico tra Asia, Sud America e Africa, aprendo una nuova fase della geopolitica commerciale del continente.