Banca Mondiale for PMI. In Kenya si sta aprendo una nuova frontiera per le piccole e medie imprese: quella della sostenibilità. La Banca Mondiale, insieme al governo di Nairobi, ha lanciato un’iniziativa ambiziosa per accelerare gli investimenti verdi nel tessuto imprenditoriale locale. Al centro del progetto c’è un fondo dedicato, il Green Investment Fund, che punta a mobilitare decine di milioni di dollari per favorire tecnologie pulite e resilienza climatica.
Banca Mondiale non lesina
Il fondo, con una dotazione iniziale di circa 43 milioni di dollari, nasce nell’ambito del programma Kenya Jobs and Economic Transformation (KJET). L’obiettivo è chiaro: creare un ecosistema in cui le PMI possano accedere a capitali e competenze per adottare soluzioni sostenibili. Non si tratta solo di ridurre le emissioni, ma di ripensare interi settori strategici come trasporti, edilizia, agricoltura e gestione dei rifiuti. In un Paese che affronta sfide climatiche sempre più pressanti, la transizione green è una questione di sopravvivenza economica oltre che ambientale.
Il meccanismo è interessante. La gestione del fondo sarà affidata a un operatore indipendente, selezionato tramite gara, mentre la Kenya Development Corporation fungerà da veicolo esecutivo. La struttura finanziaria prevede strumenti di de-risking per attrarre investitori privati.
In altre parole, la Banca Mondiale non si limita a mettere sul tavolo risorse pubbliche: crea le condizioni per catalizzare capitali privati, riducendo il rischio percepito e aumentando l’appeal del mercato green.

Cuore pulsante
Le PMI sono il cuore pulsante dell’economia keniana, ma spesso faticano ad accedere a finanziamenti per innovare. Qui entra in gioco il ruolo delle banche locali e delle SACCO, le cooperative di credito, che si stanno contendendo la possibilità di distribuire i fondi. L’idea è di sfruttare anche il canale digitale per rendere più semplice e veloce l’erogazione dei finanziamenti. Un approccio che potrebbe cambiare le regole del gioco, democratizzando l’accesso al credito verde.
Non è la prima volta che la Banca Mondiale interviene a sostegno delle PMI in Kenya. Il progetto SAFER, avviato negli anni scorsi, ha già supportato oltre 37.000 imprese, generando più di 25.000 posti di lavoro. Con il Green Investment Fund, la sfida si sposta sul terreno della sostenibilità, con un impatto atteso ancora più significativo: si parla di 45.000 nuovi posti di lavoro, di cui almeno 6.800 destinati alle donne. Un dato che sottolinea la volontà di coniugare transizione ecologica e inclusione sociale.
Non più nicchia
Il contesto globale spinge in questa direzione. Gli investimenti green non sono più una nicchia, ma una leva strategica per la competitività. Per il Kenya, che punta a diventare un hub regionale per le tecnologie pulite, il sostegno della Banca Mondiale rappresenta un acceleratore decisivo. Ma la partita non si gioca solo sui numeri: serve una governance solida, trasparenza nella selezione dei progetti e capacità di monitorare i risultati. La supervisione della Capital Markets Authority è pensata proprio per garantire che il fondo operi secondo standard rigorosi.

C’è poi un aspetto culturale da non sottovalutare. Per molte PMI, investire in soluzioni green significa cambiare mentalità, abbandonare pratiche consolidate e affrontare costi iniziali non trascurabili. Qui il supporto tecnico e la formazione diventano cruciali. La Banca Mondiale lo sa e ha previsto programmi di assistenza per accompagnare le imprese in questo percorso.