Italiani preoccupati, si cucina di più in casa. Meno green, più cinici

Italiani disillusi, preoccupati, con la curiosità per quello che avverrà che supera l’ottimismo. E con tutte queste sensazioni e stati d’animo ‘incerti’ che influenzeranno i consumi del Paese nei prossimi mesi. E’ questo il quadro degli umori nazionali emergente.

I dati arrivano da due survey dell’Ufficio Studi Coop condotte a dicembre 2025. La prima su un campione rappresentativo della popolazione italiana in collaborazione con Nomisma. La seconda effettuata tra gli opinion leader italiani iscritti alla community del Rapporto Coop.

Italiani turbati dalle turbolenze

Secondo il rapporto, lo scenario per l’anno appena iniziato a livello internazionale è definito dal 43% degli intervistati con la parola “turbolenza”, il 34% sceglie “instabilità”, mentre sarà “stabile” per appena l’1%. Il cibo resta al centro del benessere quotidiano. E comunque per il 2026 il 12% dei manager food & beverage intervistati intravede un miglioramento.

Ma è lecito pensare che sia finita per sempre l’epoca dei consumi sfrenati e dei carrelli pieni, riempiti anche compulsivamente.

Le parole chiave

“Preoccupazione” è la prima parola scelta dagli italiani per definire l’anno che verrà (37% del campione), seguita da un 23% che prova “insicurezza”. Non manca però, sul finire dell’anno, la voglia di “ottimismo” al quale si attacca una persona su 4, pari al 25% degli intervistati.

Lo scenario del 2026 a livello internazionale è definito dal 43% degli intervistati turbolento e. questa situazione orienta negativamente anche le previsioni sull’andamento dei mercati finanziari nel 2026, in forte ribasso o soggetti ad una contrazione significativa per il 38%. L’Italia ritorna ad essere il fanalino di coda dell’Europa con una crescita del Pil che i manager intervistati indicano appena sopra lo 0 (+0,2 per cento a fronte di una previsione Istat di un +0,8 per cento).

I leader mondiali? Su Netanyahu, Putin e Trump pesano i giudizi fortemente negativi degli opinion leader intervistati (tutti sopra l’80%). Mentre Xi Jinping è l’unico leader globale a raccogliere valutazioni per lo più positive (43%).

In un simile contesto è difficile ipotizzare un qualche dinamismo dei consumi: gli opinion leader stimano una crescita della spesa delle famiglie dello 0,3% nel 2026, a fronte del +0,9% previsto dall’Istat. Certo, gli italiani sanno di dover spendere di più, ma lo faranno quasi esclusivamente per consumi di necessità. Quanti pensano di spendere di più per utenze e bollette superano di 22 punti percentuali quanti sperano di pagare meno. E questo timore di spendere di più vale anche per la salute fisica (saldo +10 punti percentuali) e il cibo domestico (saldo +9).

Casa e cibo

Emerge quindi il sentire di un’Italia che si accontenta di piccole cose e che nella sua lista dei desideri ha tanti “vorrei ma non posso”. Così la casa continua ad essere il luogo del cibo. Innovazione e più tempo tra i fornelli sono le parole chiave della tavola 2026 degli italiani, fatta di alimenti salutari, semplici, autentici.

Non si interrompe la crescita dei cibi “senza”, la voglia di frutta e verdura sulla tavola.

Nel carrello la qualità trova il suo posto a fianco della convenienza e in questo senso si può leggere sia l’importante ulteriore aumento delle marche della distribuzione che oramai hanno conquistato gli italiani.

Vincono le marche del distributore

L’81% dei manager food & beverage prevede un aumento della spesa delle famiglie per alimenti e altri beni del largo consumo confezionato a Marca del Distributore, ma anche il rallentamento della crescita dei discount. E nel Largo Consumo, pensando all’anno che verrà l’umore è più grigio che nero: il 12% dei manager food & beverage intervistati intravede un miglioramento, il 66% prevede stabilità, il 22% un peggioramento.

Così trasferirsi all’estero, cambiare lavoro, dedicarsi di più alla propria formazione rimangono anche nel 2026 nel cassetto dei sogni. Inutile pure pensare che possa per miracolo accennare a riprendere la natalità. Solo il 12 per cento dei 18-44enni italiani pensa di avere un figlio nei prossimi 12 mesi a fronte del 29 per cento che lo vorrebbero ma non pensa accadrà e del 59 per cento che non è interessato ad averne.

Meno altruismo e meno attenzione alla sostenibilità

D’altronde la disillusione fa rima, certo, con la tranquillità, ma anche con un maggiore cinismo. riflessi allo specchio gli italiani sacrificano nel prossimo anno comportamenti ispirati a integrità e ideali, ma anche a generosità e altruismo (i primi scendono in due anni di 4 punti percentuali, i secondi di ben 9) in nome di un malcelato e disincantato benessere individuale.

La sostenibilità ambientale resta un compromesso praticabile: il 34 per cento dei manager food & beverage prevede un aumento dell’attenzione delle imprese di settore per questo aspetto, contro un 16 per cento di scettici che prevede un minor impegno su questo fronte (saldo +18).

Tra gli aspetti più critici per i manager della filiera alimentare, invece, troviamo le voci che riguardano i livelli occupazionali (saldo tra miglioramento e peggioramento di -13 punti percentuali) e, soprattutto, il costo del lavoro (-27), quello di materie prime e merci (-30, ma si arriva a -47 tra i manager del retail) ed i margini / redditività (-30).

Per vincere in un mercato food che resta molto competitivo, per le imprese del Largo Consumo le priorità su cui scommettere sono il “capitale umano” (indicato dal 49 per cento dei manager di settore, ma si arriva al 57 per cento nel retail), davanti a innovazione tecnologica 47 per cento e ottimizzazione dei processi 43 per cento.

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