El Niño si rafforza: Kenya investe nel meteo per gestire il rischio clima

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El Niño si sta intensificando nel Pacifico equatoriale e si potrebbero verificare episodi tra i più forti e intensi tra quelli registratisi a partire dal 1950. Le previsioni dei principali osservatori accreditati indicano una probabilità elevata che il fenomeno raggiunga il proprio picco tra ottobre e dicembre, aumentando il rischio di eventi meteorologici estremi in diverse aree dell’Africa orientale e dell’Asia.

L’International Rescue Committee (fondato nel 1933 su richiesta di Albert Einstein) ha affermato che Kenya, Uganda, Somalia, Bangladesh, Pakistan e Afghanistan sono tra i paesi più a rischio, alcuni dei quali sono già alle prese con emergenze umanitarie in corso.

L’effetto del Niño

Per il Kenya, tuttavia, questo scenario non deve essere tradotto nell’annuncio automatico di una nuova emergenza clima. El Niño non è una perturbazione che avanza verso il Paese, ma un cambiamento periodico delle temperature oceaniche capace di influenzare la circolazione atmosferica globale. Può favorire piogge eccezionali, siccità o temperature più elevate, ma gli effetti concreti dipendono dalle stagioni, dai territori e dall’interazione con altri fenomeni climatici.

In Kenya la situazione potrebbe svilupparsi in due fasi. Una prima parte della stagione può essere caratterizzata da precipitazioni irregolari o inferiori alla media in alcune aree, con conseguenze soprattutto per l’agricoltura dipendente dalle piogge, l’allevamento e la disponibilità d’acqua nelle contee aride e semiaride. Successivamente, durante le short rains comprese normalmente tra ottobre e dicembre, aumenta invece la possibilità di precipitazioni abbondanti.

Le zone più esposte non saranno necessariamente intere regioni, ma soprattutto i bacini fluviali, i pendii instabili, le strade con sistemi di drenaggio insufficienti e gli insediamenti urbani sorti vicino ai corsi d’acqua. A Nairobi, come in altre città in rapida espansione, una pioggia intensa diventa particolarmente pericolosa quando incontra terreni impermeabilizzati, canali ostruiti e abitazioni fragili.

Il rischio è economico oltre che umanitario. Un raccolto danneggiato può far aumentare i prezzi alimentari; una strada interrotta rallenta il trasporto delle merci; una scuola allagata compromette la continuità educativa; la contaminazione delle fonti d’acqua favorisce malattie gastrointestinali e colera. Per le famiglie con redditi più bassi, anche un’emergenza circoscritta può significare perdere giornate di lavoro, rinunciare alle cure o ritirare temporaneamente i figli da scuola.

Il Kenya, però, affronta questa nuova fase con strumenti migliori rispetto al passato. Negli ultimi anni il Paese ha investito nel rinnovamento dei servizi meteorologici, nel potenziamento dei sistemi di allerta precoce e nella diffusione di previsioni più dettagliate a livello delle 47 contee. Il nuovo quadro nazionale per i servizi climatici punta a collegare maggiormente le informazioni meteorologiche alle decisioni di agricoltori, autorità locali, imprese e protezione civile.

L’impiego del machine learning per le previsioni

Il Kenya Meteorological Department sta inoltre lavorando all’introduzione di sistemi di previsione basati sull’impatto, capaci cioè di indicare non soltanto quanta pioggia potrebbe cadere, ma quali conseguenze potrebbe produrre su strade, raccolti e comunità. Un progetto sostenuto dal World Food Programme e da Google.org prevede anche l’impiego del machine learning per rafforzare le allerte e favorire interventi anticipati.

A questi programmi si aggiungono iniziative internazionali per ampliare le reti di rilevamento, migliorare la comunicazione degli avvisi e trasformare le previsioni in azioni concrete. Rimangono differenze significative tra le aree urbane e quelle rurali, ma il Kenya dispone oggi di uno dei servizi meteorologici relativamente più strutturati dell’Africa subsahariana.

Un test di verifica

Le precipitazioni, del resto, non rappresentano soltanto una minaccia. Se ben distribuite e gestite, possono ricaricare falde e bacini, rigenerare i pascoli e sostenere la produzione agricola ed energetica. La vera sfida è riuscire a raccogliere, incanalare e utilizzare l’acqua, evitando che diventi un fattore di distruzione.

El Niño sarà quindi un test per la capacità del Kenya di passare dalla gestione dell’emergenza alla prevenzione. Per imprese, fondazioni e organizzazioni sociali, sostenere acqua sicura, scuole resilienti, sistemi sanitari e informazione climatica significa contribuire a proteggere le comunità, ma anche gli investimenti e la crescita futura del Paese.