Crisi dell’ambiente a più sfaccettature. Il nuovo report dell’OCSE, Environmental Outlook on the Triple Planetary Crisis, pubblicato a fine 2025, mette in evidenza una realtà ormai innegabile. Il cambiamento climatico, la perdita di biodiversità e l’inquinamento non sono tre problemi separati, ma un’unica crisi interconnessa che minaccia la stabilità del nostro pianeta.
Il report prodotto dall’Ocse non si limita a fotografare la situazione attuale, ma analizza le tendenze fino al 2050 e propone una roadmap per politiche integrate.
Una crisi sistemica derivata da tre motivi di base
Il concetto della ‘Triple Planetary Crisis’ rende plasticamente una situazione in cui prosegue l’aumento delle temperature globali e si moltiplicano gli eventi estremi. Un contesto che accelera il declino degli ecosistemi e delle specie, in uno scenario desolante di accumulo di sostanze nocive, nutrienti e plastica nell’ambiente.
Secondo l’OCSE, queste crisi condividono driver comuni: crescita demografica, aumento del PIL, domanda di risorse naturali e uso intensivo di energia e materiali.
Tra il 2020 e il 2050, la popolazione mondiale crescerà del 25%, il consumo di acqua e la domanda alimentare seguiranno lo stesso trend, mentre il PIL e l’uso di plastica più che raddoppieranno. Questi numeri raccontano una pressione crescente su ecosistemi e risorse.

Proiezioni al 2050: uno scenario preoccupante
Il report evidenzia che, con le politiche attuali, il riscaldamento globale raggiungerà +2,1 °C rispetto all’era pre-industriale entro il 2050, continuando a crescere di oltre 0,25 °C per decennio. Sul fronte della biodiversità, l’indice di abbondanza media delle specie terrestri scenderà da 59,7 a 56,5, equivalente alla perdita di oltre 4 milioni di km² di habitat naturale.
L’inquinamento non mostra segnali di inversione: il surplus di azoto aumenterà del 33%, aggravando il rischio di eutrofizzazione, mentre la dispersione di plastica nell’ambiente crescerà del 60%. Solo l’inquinamento atmosferico sembra migliorare leggermente, ma non abbastanza da compensare gli altri impatti.

Politiche nazionali: sinergie mancate
Un’analisi condotta su 10 paesi (tra cui Francia, India, Cina e Canada) rivela che i piani nazionali sul clima e sulla biodiversità riconoscono alcune interconnessioni, ma il legame con l’inquinamento è spesso trascurato. Le politiche restano frammentate, con approcci a silos che impediscono di sfruttare sinergie e prevenire trade-off. Ad esempio, l’espansione delle energie rinnovabili, se non pianificata, può entrare in conflitto con la conservazione degli ecosistemi.

Leve di cambiamento e opportunità
Il report OCSE propone sei leve politiche per affrontare la crisi in modo integrato. In primo piano c’è la pianificazione olistica, una politica cioè che consideri simultaneamente clima, biodiversità e inquinamento. Corollario ovvio, investimenti in tecnologie pulite e infrastrutture resilienti, ma anche riforme fiscali e incentivi per ridurre l’uso di risorse e favorire l’economia circolare. Non procrastinabile la protezione severa e il ripristino degli ecosistemi, con obiettivi ambiziosi per le aree protette.
L’OCSE sottolinea che agire in modo coordinato non è solo una necessità ecologica, ma anche un’opportunità economica: politiche integrate possono ridurre costi, creare posti di lavoro e stimolare innovazione.
La forza del documento sta nella sua visione sistemica. Non basta ridurre le emissioni di CO₂ se, contemporaneamente, si distruggono habitat o si aumenta l’inquinamento da plastica. La crisi è unica e richiede risposte uniche. Il report invita governi, imprese e società civile a superare la logica settoriale e a collaborare su strategie comuni.

Clima di conflitto
Tutti richiami che suonano quasi velleitari in un contesto geopolitico globale in cui gli imperi a confronto paiono volere rimuovere le urgenze derivanti da clima, inquinamento, riduzione della biodiversità. Riprova chiave la nuova corsa al petrolio, che si abbina a quella alle terre rare e agli minerali strategici.
Strategie comuni sembrano un obiettivo difficile da percorrere in un pianeta di nuovo impegnato a tornare in assetto di guerra, e non solo in termini mercantili.