Kenya globetrotter geopolitico e iniziatore di un nuovo modello di dialogo con Washington sul tema sanità. Si tratta di un argomento critico in Africa, quello dell’assistenza sanitaria e della lotta alle malattie endemiche, dopo che oltre Atlantico hanno chiuso i rubinetti di Usaid.

Amico della Cina, con cui ha siglato importanti accordi industriali, commerciali e partnership pubbliche/private per la costruzione di infrastrutture, il Kenya riesce contemporaneamente a rimanere molto vicina agli Usa. Era partner regionale di Joe Biden, cerca di rimanere tale anche nell’era di Donald Trump.
Sanità ‘filo-americana’
Un segnale chiaro che questo stia avvenendo, è stato il patto di supporto alla sanità di Nairobi appena siglato. Un accordo che potrebbe fungere da modello di politica estera sanitaria per Washington post Usaid.
Si tratta di un Health Cooperation Framework quinquennale dal valore complessivo di 2,5 miliardi di dollari (1,6 mld a carico degli USA e 850 mln da Nairobi). Il focus è su HIV/AIDS, malaria, tubercolosi, salute materno-infantile, eradicazione della poliomielite, sorveglianza e risposta alle epidemie.

Diversamente dai precedenti progetti tramite ONG, i fondi saranno canalizzati direttamente all’amministrazione sanitaria pubblica keniana e istituzioni correlate.
Ogni struttura aderente al sistema assicurativo nazionale del Kenya – inclusi enti religiosi e privati – potrà accedere ai fondi, nel rispetto delle norme USA relative all’aborto. Non è invece previsto alcun requisito discriminante su orientamento sessuale o attività, come fatto notare da funzionari del Dipartimento di Stato.

Timori – dall’opposizione keniota al presidente William Ruto – sono stati manifestati in materia di protezione dei dati personali sulla salute della popolazione, che verranno anche loro forniti agli americani. Qualcuno mette in dubbio che sia davvero efficace il metodo di anonimizzazione prescelto. L’Alta Corte del Kenya ha sospeso temporaneamente l’accordo. Secondo i media kenioti, il tribunale ha bloccato la parte dell’intesa riguardante il trasferimento di dati medici e personali, in attesa di un’ulteriore revisione legale.
Un modello che si allarga
Il metodo Kenya, però nel frattempo pare accogliere sempre più proseliti in Africa. In Uganda il partenariato ora siglato prevede un accordo quinquennale del valore di 1,7 miliardi di USD, con l’impegno ugandese ad aumentare la spesa sanitaria di almeno 500 milioni. Il modello replica quello del Kenya: trasferimento graduale della gestione dei farmaci e dei salari degli operatori sanitari sul sistema nazionale.

In Liberia negli stessi giorni degli accordi con Kenya e Uganda, gli Stati Uniti hanno firmato un Health Cooperation Agreement biennale o quinquennale. Rwanda, Lesotho e Swaziland (Eswatini) hanno invece sottoscritto MoU (Memorandum of Understanding) simili nell’ambito della nuova strategia USA, con meccanismi di cofinanziamento, condivisione dei dati sanitari e accesso ai campioni biologici. Nondimeno in Zambia si discute il passaggio a un nuovo modello bilaterale, inclusivo di trasferimento di responsabilità e dati sanitari.
Dato il carattere replicabile del modello Kenya–USA, è probabile che i prossimi accordi saranno finalizzati con paesi africani considerati politicamente allineati o strategicamente rilevanti per gli USA. Nazioni dotate di sistemi sanitari in riforma e con largo coinvolgimento delle istituzioni pubbliche. Stati comunque disposti a cedere dati epidemiologici e biologici su larga scala.